L'Ifab studia la regola dei due minuti, stop al soccorso medico per limitare le simulazioni

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il gioco del calcio, che pure nelle sue evoluzioni tecniche e tattiche ha sempre conservato un nucleo regolamentare piuttosto stabile, si appresta a vivere una potenziale rivoluzione destinata a scardinare una delle pratiche più frustranti per chi lo segue: la simulazione di infortuni finalizzata a interrompere la fluidità della gara e a guadagnare secondi preziosi. L’International Football Association Board (Ifab), l’organismo deputato alla custodia e all’evoluzione delle regole del gioco, ha infatti avviato una sperimentazione che, se confermata, introdurrebbe un obbligo stringente per tutti quei calciatori che richiedono l’intervento del medico in campo. Costoro, una volta ricevute le cure, non potrebbero fare immediato ritorno in gioco, ma sarebbero costretti a una sosta forzata di due minuti al di fuori del terreno di gioco, lasciando di fatto la propria squadra in inferiorità numerica per un lasso di tempo non trascurabile.

La sperimentazione parte dalla Coppa d'Arabia

Questa significativa innovazione, la cui eco è stata rilanciata con enfasi sui media di settore, non è però ancora legge dello sport. L’Ifab, che osserva e valuta con attenzione gli esiti delle proprie proposte, ha deciso di testarla in un contesto ufficiale ma circoscritto, quale la Coppa d'Arabia in programma a Doha. È in questa competizione, che si svolgerà dal primo al 18 dicembre, che gli arbitri e i commissari di gara avranno il compito di monitorare l’applicazione della norma, raccogliendo dati ed esperienze sul campo. Soltanto al termine del torneo, come ha precisato Roberto Grassi, responsabile dei tornei giovanili della FIFA, "gli arbitri valuteranno tutti i dettagli di questo esperimento e prenderanno una decisione appropriata", lasciando intendere che l’adozione definitiva e universale del provvedimento è tutt’altro che scontata e dipenderà rigorosamente dall’esito di questa fase pilota.

Il precedente della Premier League e la logica della norma

Va peraltro sottolineato come il principio di allontanare temporaneamente il giocatore soccorso non costituisca un’assoluta novità nel panorama calcistico. In Premier League, infatti, una regola analoga è già in vigore da una stagione, sebbene con un periodo di esclusione fissato in trenta secondi, una durata che evidentemente è stata giudicata insufficiente per scoraggiare in maniera decisiva le interruzioni tattiche. L’estensione a due minuti, un arco di tempo che in una partita serrata può risultare decisivo, rappresenta il tentativo più drastico finora ideato per penalizzare comportamenti considerati antisportivi. La norma, come ha spiegato Pierluigi Collina, presidente della Commissione arbitrale della FIFA, "si applicherà in tutti i casi, a meno che l'avversario del giocatore infortunato non riceva un cartellino giallo o venga espulso", circostanza che certificherebbe la genuinità del fallo e, di conseguenza, dell’infortunio.

Una sfida contro il tempo effettivo di gioco

L’obiettivo dichiarato delle federazioni promotrici è duplice: da un lato, si punta a contrastare le simulazioni, ovvero quelle situazioni in cui un calciatore, senza un reale trauma, richiede l’intervento sanitario per trarre vantaggio; dall’altro, l’iniziativa si inserisce in una più ampia battaglia per incrementare il tempo effettivo di gioco, un valore che nelle partite moderne si è progressivamente e pericolosamente assottigliato a causa di continue interruzioni. L’obbligo di rimanere fuori per centoventi secondi, quindi, agisce come un potente deterrente psicologico, dissuadendo i giocatori dal ricorrere a espedienti dilatori e spingendo le squadre a una maggiore correttezza, nella consapevolezza che un infortunio, seppur lieve, potrebbe privarle di un elemento importante per un intervallo non banale.

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