Evelina Sgarbi, tra libro e disturbi alimentari: “Ancora attacchi d’ansia, quando sto male mi sento morire”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   È bastata la presenza nello studio di *Verissimo*, in questa domenica 29 marzo, per riportare sotto i riflettori una vicenda che intreccia dinamiche familiari, fragilità personali e un contenzioso giudiziario di cui, a dirle, non ha ancora avuto modo di vedere tutte le carte. Evelina Sgarbi, figlia del critico d’arte e politico Vittorio, ha approfittato dell’occasione – quella della presentazione del suo libro autobiografico “Nata Sgarbi”, in uscita martedì – per fare chiarezza sullo stato dell’arte di un rapporto, quello con il padre, che definisce “complicato” e che da mesi è al centro di uno scontro legale. A distanza di tempo dalla richiesta, rigettata dal giudice, di nomina di un amministratore di sostegno per il genitore, Evelina ha spiegato di aver chiesto la revoca del perito, pur sottolineando di non avere aggiornamenti sostanziali sul procedimento: “Io attendo le cartelle, non le ho ancora viste”, ha dichiarato, lasciando intendere una fase ancora interlocutoria dell’inchiesta che tiene divisi padre e figlia.

Il peso del cognome e la dedica a papà Vittorio

Nel racconto offerto al pubblico del programma di Canale 5, la giovane Sgarbi ha scelto di mettere da parte per un momento le vicende giudiziarie per concentrarsi sul contenuto del suo lavoro letterario, un’opera che – come ha sottolineato – non nasconde le asperità di una vita trascorsa all’ombra di un personaggio ingombrante. Una copia del libro è finita simbolicamente tra le mani del critico d’arte, accompagnata da una dedica speciale: “A mio papà…”. Un gesto, questo, carico di ambivalenza, con cui Evelina spera di ricucire uno strappo che appare ancora aperto: “Spero che lo legga, sono convinta che in un altro momento della sua vita sarebbe stato fiero di me”, ha affermato, riferendosi a quel periodo di tensione che ha reso pubblico un dissidio privato. L’auspicio, trapelato dalle sue parole, è che la lettura delle memorie possa rappresentare un’occasione di rilettura, magari più indulgente, del loro legame.

La battaglia con i disturbi alimentari e l’ansia

Accanto alle vicende familiari, Evelina Sgarbi ha scelto di abbassare un’ulteriore barriera, quella legata alla sua salute mentale. Con una schiettezza che ha caratterizzato l’intervista, ha ammesso di aver sofferto – e di soffrire ancora – di disturbi alimentari e attacchi d’ansia, un problema che ha segnato profondamente la sua quotidianità. “Quando sto male mi sento morire”, ha confidato, utilizzando un’espressione che restituisce la violenza di quelle crisi che, a suo dire, continuano a seguirla nonostante il tempo trascorso. Un’ammissione, la sua, che ricalca un percorso di vulnerabilità già accennato in passato, quando aveva parlato dell’ansia legata all’atto del mangiare, una condizione che ha richiesto un lungo lavoro su di sé e che nel libro trova spazio come uno dei nodi cruciali della sua crescita.

L’appello per Achille Lauro e il desiderio di amore

A spezzare il tono intimo e a tratti doloroso della narrazione ci ha pensato un’incursione nel privato più leggero, quella legata alle sue aspirazioni sentimentali. Ospite a *Verissimo*, Evelina non ha nascosto il desiderio di conoscere il cantante Achille Lauro, lanciando un vero e proprio appello in diretta. Un passaggio, questo, che ha riportato il focus sul lato più universale della sua ricerca, quella di un’autonomia affettiva che – come traspare dalle pagine del libro – fatica ad affermarsi al di fuori dell’ingombrante figura paterna. Tra il racconto della fragilità, le speranze riposte nella scrittura e l’attesa di sviluppi giudiziari che restano in sospeso, la figura di Evelina Sgarbi emerge così in controluce, sospesa tra il peso di un’eredità familiare pesante e il tentativo, a tratti riuscito, di costruire una narrazione di sé libera dai condizionamenti esterni.

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