La strada di Lucio Battisti divide il paese di Molteno

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A Molteno, un comune di tremilacinquecento anime nella Brianza lecchese, la decisione dell’amministrazione di intitolare una strada a Lucio Battisti, che qui visse per un quarto di secolo fino alla scomparsa, ha riacceso un dibattito che sembrava sopito. La proposta, che riguarda l’attuale via Aldo Moro, un tracciato che dalla stazione si snoda verso la frazione di Coroldo aggirando il cosiddetto “dosso”, mira a riconoscere il profondo legame del cantautore con questo angolo di territorio, scelto anche per la vicinanza all’amico e paroliere Mogol. Ciononostante, un gruppo di centodiciassette cittadini ha sottoscritto una petizione contraria, esprimendo riserve su un tributo giudicato da alcuni non pienamente rappresentativo dell’identità locale.

Le ragioni di un dissenso

La contestazione, la quale si inserisce in un dialogo cittadino più ampio e articolato, non si fonda su una negazione del valore artistico di Battisti, universalmente riconosciuto, ma sembra piuttosto riflettere un disagio legato a percezioni di carattere identitario. Alcuni dei firmatari, peraltro, non risulterebbero neppure residenti nel paesino brianzolo, un dato che complica la lettura della protesta e che solleva interrogativi sulla sua reale portata. La questione, al di là dei numeri, evidenzia come il processo di selezione della memoria collettiva, quello che decide chi meriti di essere ricordato nello spazio pubblico, sia spesso un terreno di confronto, a volte aspro, tra sensibilità diverse.

Un passato non sempre idilliaco

La discussione odierna non può prescindere, d’altronde, da un retroscena fatto di antiche amarezze e incomprensioni che hanno caratterizzato, in vita, il rapporto tra l’artista e una parte del paese. Battisti, che pure elesse Molteno a suo rifugio privilegiato, lontano dai riflettori della capitale, visse con il territorio un legame complesso, non sempre idilliaco, segnato da quella riservatezza che ne definì l’esistenza e che forse, paradossalmente, oggi alimenta le perplessità di chi lo considera una figura distante. La sua scelta di vita, lontana dai cliché della celebrità, viene ora interpretata da alcuni come un elemento di estraneità, nonostante i decenni di residenza.

Il confronto con altre figure

La polemica assume contorni singolari se si considera che la strada in questione è attualmente dedicata ad Aldo Moro, statista di origini pugliesi la cui vicinanza geografica e culturale a Molteno non è, evidentemente, più stretta di quella del cantautore. Questo paragone, se da un lato smorza le argomentazioni basate sulla rappresentatività strettamente locale, dall’altro lascia intendere che le obiezioni affondino le radici in motivazioni più sfumate e forse insofferenti verso una certa narrazione celebrativa. L’amministrazione, dal canto suo, procede nell’iter, consapevole di dover bilanciare il doveroso omaggio a un gigante della musica italiana con le voci di un dissenso che, seppur minoritario, contribuisce a delineare i confini di una memoria condivisa.

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