Papa Leone XIV ad Acerra, il dolore di una “Campania felix” avvelenata dalla Camorra e dai rifiuti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un cratere di veleno silenzioso nel cuore dell’antica “Campania felix”, quel territorio un tempo celebrato per la fertilità dei suoi raccolti e che oggi, invece, porta sulle spalle il peso inestinguibile della Terra dei fuochi. A pochi passi dal centro di Acerra, l’orrore si manifesta in modo quasi grottesco tra cumuli di elettrodomestici abbandonati, vernici stillanti da fusti arrugginiti e persino colonnine di bancomat – frutto di rapine o di chissà quali traffici – gettate come inutili relitti ai bordi delle strade. Eppure, ciò che lacera più profondamente questa comunità non è solo lo scempio visibile di discariche a cielo aperto trasformatesi in terra di nessuno, ma il rifiuto “nascosto”, quello che nel corso di decenni ha fatto breccia negli strati più profondi del suolo, avvelenando falde acquifere e condannando intere generazioni a una conta dei morti che non accenna a fermarsi.

«Mia figlia Tina e quelle parole che non escono»

Tra i banchi della Cattedrale di Acerra, domani, siederà Filomena Carolla, una di quelle madri che il dramma ambientale ha trasformato in testimone silenziosa di una ingiustizia indicibile. Sono passati dodici anni da quando Tina, sua figlia, è morta a causa dei veleni che qui, nessuno ha più il coraggio di negare, circolano nell’aria e nella terra. «Le parole non riescono a uscire», ammette Filomena con la voce rotta, lei che pure ha un desiderio preciso per l’incontro con Papa Leone XIV. Non chiederà giustizia per sé, né racconterà il proprio strazio al Pontefice; preferirà consegnargli un libro, una sorta di diario collettivo pieno di racconti e dediche che restituiscano l’immagine di Tina come una ragazza piena di vita, attiva in parrocchia e capace di amare nonostante la malattia. È un dettaglio, questo, che la dice lunga sulla dignità di una comunità che ha smarrito la fiducia nelle istituzioni – la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano per inerzia solo un anno fa – ma che trova ancora nel gesto del vescovo Antonio Di Donna, rimasto accanto a quelle famiglie fino alla fine, un estremo baluardo di umanità.

Il vescovo Di Donna: «Convertito dall’ecologia integrale»

Sarà proprio monsignor Di Donna ad accogliere il Papa in questo lembo di Campania ferito, un territorio dove la camorra ha storicamente intrecciato i suoi affari sporchi con quelli delle industrie del Nord, trasformando il Mezzogiorno in una discarica a basso costo. «No, nella Terra dei fuochi la Chiesa non è mossa da un impegno green», ha voluto specificare il vescovo alla vigilia dell’arrivo di Leone XIV, quasi a voler smarcare la protesta locale da qualsiasi moda intellettuale. La sua è una conversione nata dal basso, forgiata dai lutti e dalle malattie della sua gente: «Crediamo in un Dio che ha creato il cielo e la terra e che ci ha affidato il creato da custodire, non da devastare». Una posizione, questa, che ha talvolta infastidito ambienti comodi o complici, ma che ha riannodato il filo di una resistenza iniziata con la lotta al nazifascismo e proseguita con quella contro la criminalità organizzata, fino all’attuale battaglia per la bonifica.

Una città blindata in attesa del simbolo

Domani Acerra si sveglierà blindata: 1.300 operatori delle forze dell’ordine, 700 volontari e seimila barriere per delimitare il percorso della papamobile, mentre dai balconi spuntano striscioni e cartelli di bentornato. Suggestiva è l’iniziativa di alcune attività commerciali, che hanno esposto gigantografie di Leone XIV che cammina tranquillo, quasi a voler anticipare una presenza che si spera diventi cammino concreto verso la risoluzione dell’emergenza. Il Pontefice, che già lo scorso 8 maggio aveva visitato Pompei e Napoli, incontrerà in piazza Calipari i 90 sindaci dei territori coinvolti – una platea di tre milioni di persone – ascoltando quel grido che la politica nazionale ha troppo a lungo ignorato. Se l’ombra dei roghi tossici e dei tumori infantili (dai linfomi alle leucemie) continua a oscillare su questi comuni, la presenza del successore di Pietro rappresenta per molti l’ultimo, disperato atto di una verità che non può più restare sepolta come i rifiuti nel sottosuolo.

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