Scuole al caldo, la Cgil di Rimini: "Non bastano i tamponi, servono soluzioni vere"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A pochi giorni dal suono della prima campanella dell'anno scolastico 2026/2027, la Cgil di Rimini riporta al centro dell'attenzione un problema che settembre rende ormai impossibile archiviare come semplice disagio stagionale. Il caldo nelle aule, secondo il sindacato, non è più una questione di comfort, ma un tema che riguarda la salute, la sicurezza e la qualità stessa dell'apprendimento.

Il cambiamento climatico, si legge nella posizione diffusa dall'organizzazione, non può essere ignorato: insegnanti e personale tecnico e amministrativo sono lavoratori e hanno diritto a svolgere la loro attività in ambienti sicuri e salubri, così come gli studenti hanno diritto a trascorrere le giornate a scuola in condizioni adeguate.

Le richieste del sindacato e la situazione degli edifici

La segretaria della Cgil scuola di Rimini, Marcella D'Angelo, ha spiegato che nelle scuole si registrano aule surriscaldate, edifici con scarso isolamento e sistemi di ventilazione insufficienti. Per il sindacato la questione non può essere affrontata con soluzioni episodiche o con pochi spiccioli, ma richiede al più presto una strategia capace di adeguare gli edifici scolastici alle condizioni climatiche che stanno rapidamente cambiando.

Tra le priorità indicate figurano interventi per le schermature, la ventilazione, il raffrescamento e l'efficientamento energetico, misure che secondo l'organizzazione non possono più essere considerate accessorie. Sul territorio riminese, l'amministrazione comunale ha installato nel 2024 almeno una ventola a soffitto in ogni sezione di tutti gli asili nido e delle scuole comunali.

L'anno successivo la dotazione è stata ulteriormente migliorata con l'acquisto di una ventina di climatizzatori portatili, affiancati da 61 ventole a soffitto e da altri apparecchi messi a disposizione dagli appaltatori dei servizi. Complessivamente, tra ventole e climatizzatori portatili, la rete delle scuole comunali dispone oggi di oltre 70 dispositivi installati. Durante l'estate, gli apparecchi non utilizzati nei plessi scolastici sono stati portati nelle sedi dei centri estivi, per garantire ambienti più confortevoli a bambini ed educatori.

Il quadro nazionale e le prime ordinanze di rinvio

Il tema del caldo a scuola assume dimensioni nazionali, con migliaia di studenti e lavoratori che ogni settembre si trovano a fare i conti con temperature ancora estive. Secondo i dati riportati da Repubblica e ripresi nel dibattito pubblico, soltanto circa un'aula su dieci in Italia dispone di sistemi di climatizzazione.

La FLC CGIL, attraverso la sua segretaria generale Gianna Fracassi, aveva chiesto di valutare la possibilità di spostare la data di inizio delle lezioni nelle zone in cui le temperature nelle aule risultassero troppo elevate, sottolineando come non sia possibile svolgere normalmente diverse ore di lezione in classi numerose senza le necessarie condizioni di sicurezza.

Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro destinato agli istituti per l'acquisto di apparecchi e dispositivi di raffrescamento, indicando anche la necessità di un progetto più ampio di efficientamento energetico degli edifici che coinvolga Comuni, Province e Città metropolitane.

Non esiste al momento alcun provvedimento nazionale che abbia spostato l'inizio delle lezioni, ma diversi sindacati, tra cui Snals e Uil Scuola, pur riconoscendo il problema delle temperature elevate, sottolineano soprattutto la necessità di interventi strutturali.

I rinvii disposti dai sindaci in Calabria e Sicilia

Dopo giorni di appelli sul rischio di riportare studenti e personale in aule surriscaldate, sono arrivate le prime ordinanze comunali che rinviano l'inizio delle lezioni. A San Lucido, in provincia di Cosenza, la campanella non suonerà il 15 settembre, come previsto dal calendario scolastico della Calabria: il rientro è stato posticipato a lunedì 21 settembre 2026.

A stabilirlo è l'ordinanza sindacale numero 69 del 9 settembre 2026, firmata dal sindaco Cosimo De Tommaso, alla luce delle condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature eccezionalmente elevate e dall'ondata di calore che sta interessando il territorio. Il provvedimento dispone il posticipo dell'apertura e dell'inizio delle attività didattiche in presenza per tutte le scuole presenti sul territorio comunale, comprese quelle statali e paritarie, pubbliche e private.

Nel testo dell'ordinanza viene evidenziato come gli edifici scolastici, a causa delle loro caratteristiche strutturali e dell'epoca costruttiva, non siano attualmente dotati di idonei impianti di climatizzazione o sistemi di raffrescamento adeguati a fronteggiare temperature così estreme. La permanenza prolungata di alunni, docenti e personale ATA all'interno di aule ed ambienti surriscaldati configurerebbe un rischio concreto per la salute, con un pericolo accentuato per i soggetti più fragili e per i bambini della fascia d'età infantile e primaria.

Nella stessa ordinanza, l'amministrazione comunale precisa di essere già al lavoro per programmare interventi di efficientamento energetico, adattamento climatico e ammodernamento strutturale, con l'obiettivo di sopperire a queste criticità storiche. L'atto è stato dichiarato immediatamente esecutivo e notificato ai dirigenti scolastici, alla Prefettura di Cosenza, all'Ufficio Scolastico Regionale, alle forze dell'ordine e all'ASL di competenza.

Un provvedimento analogo è stato adottato a Rosolini, in provincia di Siracusa, dove il sindaco Giovanni Spadola ha firmato un'ordinanza che fa slittare l'inizio delle lezioni di una settimana, al 21 settembre, motivando la decisione con la mancanza di adeguate attrezzature di climatizzazione delle aule. A pochi giorni dalla prima campanella, il problema torna quindi a presentarsi con urgenza, mentre le previsioni meteo indicano che l'ondata di calore potrebbe attenuarsi solo a partire dalla metà del mese.

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