Bomba artica paralizza gli Stati Uniti, migliaia di voli cancellati e sette vittime
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Redazione Esteri
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Una coltre di ghiaccio e neve, che i meteorologi non esitano a definire storica, sta immobilizzando vaste porzioni degli Stati Uniti, trasformando il primo fine settimana dopo l’insediamento del presidente Donald Trump in un drammatico scenario di emergenza. La cosiddetta “bomba artica”, un ciclone in rapida intensificazione, ha scatenato i suoi effetti dalle Montagne Rocciose meridionali fino al New England, lasciando sul terreno, in un bilancio ancora provvisorio, almeno sette vittime. Di queste, cinque si registrano nella sola New York, dove la colonnina di mercurio è precipitata a valori talmente bassi – fino a quaranta gradi sotto la media stagionale, considerando il vento gelido – da rendere ogni spostamento un’impresa rischiosa.
Il caos nei cieli e il lavoro a terra
Il sistema dei trasporti aerei, uno dei più capillari al mondo, è in forte affanno. Le principali compagnie, costrette a fare i conti con raffiche di vento e piastre di ghiaccio sulle piste, hanno già annullato oltre dodicimila voli in programma per sabato e domenica, un numero che, secondo le previsioni degli operatori, è destinato a salire a quota quindicimila nelle prossime ore. Gli scali di New York, Chicago, Atlanta, Dallas e Nashville sono quelli sotto maggiore pressione, con terminal spesso deserti e passeggeri in attesa di informazioni su riprogrammazioni, che molte compagnie stanno concedendo senza applicare penali. Mentre il cielo si svuota, sulla terra il lavoro si fa intenso e pericoloso. Le immagini aeree di Oklahoma City, completamente imbiancata, mostrano una flotta di spazzaneve all’opera per riaprire le arterie principali, mentre i soccorritori sono chiamati a intervenire senza sosta per una serie di incidenti stradali causati dalla pavimentazione ghiacciata.
New York si ferma sotto trenta centimetri di neve
Nella Grande Mela, dove il sindaco Zoharan Mamdani ha disposto per lunedì la chiusura di tutte le scuole, il paesaggio è mutato radicalmente. Un drone che ha sorvolato il percorso da Times Square a Central Park ha raccontato una città insolita e silenziosa: strade non percorribili, alberi trasformati in sculture cristalline, e i celebri palazzi avvolti da una coltre che, in alcuni quartieri, potrebbe raggiungere i trenta centimetri di spessore. La circolazione, se non del tutto bloccata, è fortemente sconsigliata, con le autorità che invitano la popolazione a non uscire se non per estrema necessità, mentre le squadre di manutenzione tentano di prevenire ulteriori blackout elettrici in un’area in cui già diverse decine di migliaia di utenti sono rimasti senza corrente.
L’impatto su una nazione in allerta
L’ondata di maltempo, che coinvolge direttamente o indirettamente oltre centottantacinque milioni di persone, sta mettendo a dura prova non solo le infrastrutture ma anche la capacità di risposta coordinata dei vari livelli di governo, in uno dei primi test di carattere nazionale dopo la recente transizione politica. Le operazioni di soccorso e contenimento dei danni procedono in uno scenario che unisce la bellezza spettrale dei paesaggi innevati, visibile nelle riprese televisive, alla concretezza di un’emergenza logistica senza precedenti. La tempesta, portando con sé non solo neve ma anche grandine e pioggia gelata, ha creato uno strato di ghiaccio su strade e linee elettriche, il cui peso rischia di causare ulteriori cedimenti e interruzioni, prolungando così i tempi per un ritorno alla normalità.




