Overtourism, la Spagna si ribella: case svuotate e affitti alle stelle

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Spagna è in tilt. Non per un'invasione di cavallette, ma per un fenomeno che produce effetti simili su un territorio sempre più esausto: l'overtourism. Quando lo sciame dei visitatori si alza in volo, nei centri storici non resta più nulla di socialmente raccoglibile, se non un mercato immobiliare drogato dalla domanda turistica e una popolazione residente costretta alla fuga. È il paradosso delle città più belle d'Europa, da Napoli a Firenze, da Lisbona a Barcellona, dove la rendita stagionale ha progressivamente scalzato la vita quotidiana di chi ci abita.

Il caso spagnolo e la protesta di Palma

A Maiorca la tensione è esplosa con una manifestazione imponente, la terza consecutiva sull'isola, promossa dalla piattaforma "Menys Turisme, Més Vida". Le stime parlano di decine di migliaia di partecipanti, con cartelli che denunciano una capacità di carico ormai superata. «Il turismo è parte della nostra storia e della nostra economia, ma una città in cui si può fare una bella vacanza deve prima di tutto essere una città in cui si vive bene», sintetizza il comitato R.O.M.P.I.

Di Merano, che ha organizzato una singolare "corsa schiva-turisti" per le vie del centro, un slalom goliardico tra comitive e coppie che intasano marciapiedi e piazze. Il messaggio è chiaro: la vivibilità è a un punto di rottura.

Prezzi alle stelle e mutui fuori portata

I numeri raccontano una realtà brutale. In Spagna il prezzo delle case è cresciuto in modo vertiginoso negli ultimi anni, con incrementi a doppia cifra che hanno riportato le quotazioni ai livelli della bolla precedente. Il costo dei nuovi appartamenti può arrivare fino a cinquemila euro al metro quadro, mentre i tassi d'interesse elevati continuano a frenare l'accesso ai mutui. Il risultato è che il mercato delle locazioni è ormai monopolizzato dagli affitti brevi, e trovare una casa per dodici mesi all'anno è diventata un'impresa titanica anche in città di medie dimensioni.

A Valencia, tanto per citare un caso emblematico, il canone medio è quasi raddoppiato in meno di un decennio, passando da poco più di otto euro al metro quadro a oltre sedici. Non va meglio a Lisbona, dove la stretta sulle nuove licenze per gli affitti brevi ha ridotto del quaranta per cento gli appartamenti destinati ai turisti, senza però sortire l'effetto sperato sul prezzo medio delle case, che continua a salire.

La situazione italiana tra affitti e mutui

In Italia il quadro non è dissimile. Secondo l'ultimo rapporto Istat sulle spese per i consumi delle famiglie, il 18,1 per cento dei nuclei, pari a circa 4,8 milioni, vive in affitto, mentre circa 3,4 milioni di famiglie pagano un mutuo per la propria abitazione. I dati mostrano un aumento del canone medio e una diminuzione della rata del finanziamento, segno di un mercato che spinge sempre più verso la locazione, senza però offrire garanzie di stabilità. Le grandi città restano il epicentro della tensione: acquistare un immobile nei centri sopra i 250.000 abitanti costa quasi duemila euro al metro quadro in più rispetto ai piccoli comuni, una forbice che alimenta la fuga dalle aree metropolitane o, al contrario, l'espulsione dei residenti storici. Non a caso, in località come Senigallia o Sorrento, dove il rapporto tra posti letto turistici e abitanti ha superato ogni soglia di equilibrio, i consigli comunali e i comitati locali denunciano la progressiva trasformazione dei centri storici in dormitori per visitatori.

Un equilibrio impossibile

La questione non è soltanto economica, ma riguarda la struttura stessa delle città. Quando la rendita turistica diventa più redditizia dell'affitto residenziale, i proprietari sono incentivati a convertire gli immobili, riducendo l'offerta per chi cerca una casa stabile. A Firenze, la stretta sugli affitti brevi ha scatenato le proteste degli host, che si difendono sostenendo di non essere la causa dello spopolamento del centro, fenomeno che dura da decenni.

Nel frattempo, a Barcellona, le misure di controllo delle rendite hanno ridotto l'offerta di locazioni tradizionali, con il paradosso di un mercato ancora più rigido. Le amministrazioni locali si trovano così a navigare tra la necessità di proteggere i residenti e quella di non strangolare un settore che, piaccia o no, rappresenta una voce fondamentale del PIL. La partita si gioca su un crinale strettissimo, dove ogni regola rischia di produrre effetti opposti a quelli desiderati.

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