Macron agli ambasciatori: Europa autonoma, rifiuto del neocolonialismo e delle derive isolazionisteCorpo
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Redazione Esteri
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Emmanuel Macron, rivolgendosi al corpo diplomatico riunito all'Eliseo per la consueta cerimonia di inizio anno, ha tracciato una linea netta nella politica estera francese, condannando con uguale fermezza le tentazioni neocoloniali delle potenze emergenti e il crescente unilateralismo di quelle storiche. Il presidente francese, il cui intervento è arrivato in un momento di riconfigurazione degli equilibri globali, ha sostenuto senza mezzi termini che le scelte compiute da Parigi e dall'Unione Europea rappresentano "un passo nella giusta direzione", nonostante le turbolenze del contesto internazionale. Ha quindi esortato a respingere, da un lato, qualsiasi forma di "nuovo imperialismo" e, dall'altro, la rassegnazione o il "disfattismo" di chi ritiene che l'architettura multilaterale possa essere smantellata senza conseguenze.
Le critiche dirette a Washington
Il discorso, che ha evitato toni cerimoniosi per assumere i tratti di un'analisi strategica, ha riservato un passaggio esplicito agli Stati Uniti, guidati da Donald Trump. Macron ha osservato come la potenza americana si stia "progressivamente allontanando" da alcuni dei suoi partner tradizionali e stia al contempo "liberandosi dalle regole internazionali", una tendenza che coinvolge ambiti cruciali come il commercio e la sicurezza collettiva. Sebbene il nome di Trump non sia stato pronunciato, il riferimento alla sua amministrazione e alle sue politiche è apparso evidente agli analisti, tanto più che la Francia ha recentemente vissuto tensioni diplomatiche con Washington su diverse questioni, tra cui la gestione di alcuni territori d'oltremare, accusata di nascondere ambizioni anacronistiche.
La chiamata all'azione per l'Unione Europea
Proprio partendo da questo scenario, che il presidente francese ha definito più instabile e segnato da "un'aggressività neocoloniale" sempre più palese nei rapporti tra stati, è emerso con forza il richiamo a un'Europa politicamente più coesa e strategicamente più autonoma. L'invito, che si inserisce nel solco di una visione macroniana spesso enunciata, punta a trasformare il continente in un attore in grado di difendere i propri interessi e i propri valori senza scivolare in logiche di sudditanza, ossia di "vassallaggio", verso altre potenze. Una sovranità europea, dunque, che deve fare i conti sia con le pressioni esterne sia con le divisioni interne, spesso fonte di paralisi.




