Leonardo-Baykar, un ponte strategico tra Italia e Turchia per l’Europa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
ROMA – Cinque secoli dopo che Leonardo da Vinci disegnò, su richiesta del sultano Bayezid II, un ponte che avrebbe dovuto unire le sponde del Bosforo, l’azienda italiana Leonardo compie un’operazione altrettanto simbolica, ma decisamente più concreta. Con la firma dell’accordo con la turca Baykar, leader nella produzione di droni militari, si apre un nuovo capitolo nelle relazioni industriali tra l’Europa e la Turchia, un ponte tecnologico che potrebbe ridefinire gli equilibri nel settore della difesa.
L’intesa, siglata il 6 marzo, arriva in un momento cruciale per l’Europa, alle prese con la necessità di rafforzare la propria autonomia strategica. Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, ha sottolineato al Financial Times come le recenti critiche degli Stati Uniti verso i partner europei abbiano “dato all’Europa una scossa e un senso di urgenza senza precedenti”. Le parole di Cingolani riflettono una tendenza sempre più marcata: un avvicinamento all’Europa e un parziale allontanamento dall’asse atlantico, in un contesto in cui gli Stati Uniti sembrano ridurre il loro impegno nel continente.
L’accordo con Baykar, che prevede la produzione congiunta di droni di ultima generazione, si inserisce in un quadro più ampio. Proprio nel giorno della firma, i leader dei 27 paesi dell’Unione Europea si sono riuniti in un Consiglio straordinario per discutere il piano “Rearm Europe”, un progetto da 800 miliardi di euro destinato a potenziare la produzione di armamenti nel Vecchio Continente. Un’iniziativa che, sebbene ancora in fase embrionale, potrebbe segnare una svolta nella politica di difesa europea, soprattutto in risposta a un possibile disimpegno statunitense.
Intanto, a Grottaglie, lo stabilimento Leonardo si prepara a un’altra settimana decisiva. Martedì 10 marzo, l’azienda presenterà ai sindacati il piano industriale per il sito pugliese, che potrebbe ospitare una joint venture con un fondo di investimento arabo. Le visite dei rappresentanti del fondo negli stabilimenti di Foggia e Grottaglie hanno già suscitato interesse, ma anche qualche perplessità tra i sindacati, che attendono chiarimenti sul futuro dei lavoratori e della struttura.
L’intesa con Baykar, tuttavia, non è solo una questione di produzione. Rappresenta un passo avanti nella cooperazione internazionale, con la Turchia che si afferma come protagonista nel mercato degli armamenti hi-tech. Un ruolo che, se da un lato apre nuove opportunità per l’Europa, dall’altro solleva interrogativi sulle implicazioni geopolitiche di un’alleanza con un paese che, negli ultimi anni, ha spesso adottato politiche estere autonome e talvolta in contrasto con quelle europee.




