Gattuso e l’errore di Dimarco: “Stupidi, così ci facciamo male da soli”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La vigilia della sfida decisiva per la qualificazione mondiale si tinge subito di polemica, complice un video diventato virale che ritrae Federico Dimarco e alcuni compagni intenti a festeggiare, davanti al display di un cellulare, il passaggio del turno della Bosnia contro il Galles. Un atteggiamento, quest’ultimo, che avrebbe potuto minare il clima di rispetto tra le due nazionali, se non fosse intervenuto prontamente Gennaro Gattuso. Il commissario tecnico degli azzurri, con la consueta schiettezza che lo contraddistingue, ha infatti bollato l’accaduto come un atto di autolesionismo gratuito, ammettendo senza giri di parole la leggerezza dei suoi giocatori. “Siamo stati stupidi a farci male da soli”, ha dichiarato Gattuso in conferenza stampa, sottolineando come il gruppo fosse perfettamente a conoscenza della forza fisica degli avversari, una consapevolezza che rende quell’esultanza ancora più fuori luogo.

Le parole di Gattuso e la replica di Dzeko

Il tecnico ha voluto precisare che la sua squadra non ha mai sottovalutato la Bosnia, anzi: il timore – semmai – è quello di trovarsi di fronte un avversario ostico, capace di mettere in difficoltà chiunque. “Non è una frase fatta – ha aggiunto – ma è la realtà: noi rispettiamo questa squadra”. Una presa di posizione netta, quella di Gattuso, che ha cercato così di archiviare un episodio imbarazzante per evitare che diventasse un ulteriore stimolo per i rivali balcanici. Dall’altra parte, però, Edin Dzeko ha raccolto il guanto di sfida. Il capitano della Bosnia, che all’occorrenza non ha mai lesinato dichiarazioni pungenti, ha ricordato come l’Italia non sia più quella dei campioni del passato. “Non hanno più un Totti o un Del Piero”, ha sentenziato l’attaccante, suggerendo che se una nazionale quattro volte campione del mondo teme di giocare in trasferta in Galles, significa che qualcosa nel suo spogliatoio non funziona a dovere.

L’affetto di Dzeko per l’Italia e il peso della storia

Eppure, in un clima di tensione crescente, le parole di Dzeko hanno assunto anche una sfumatura del tutto inaspettata, quasi sentimentale. Se da un lato carica i suoi compagni e punge gli azzurri, dall’altro l’ex attaccante di Roma e Inter non ha potuto fare a meno di confessare il suo amore per il nostro Paese. “Io amo il calcio italiano, ci ho vissuto quasi nove anni e mi sono trovato benissimo”, ha rivelato in conferenza stampa a Sarajevo, restituendo l’immagine di un campione che non dimentica l’accoglienza ricevuta. Un ricordo, quest’ultimo, che si intreccia inevitabilmente con la storia recente: l’Italia è stata infatti la prima nazionale a recarsi in Bosnia dopo il conflitto, partecipando a una partita amichevole nel lontano 1996. Un gesto, quello della Federcalcio italiana, che Dzeko ha definito indimenticabile, chiedendo anzi ai tifosi locali di applaudire l’inno italiano prima del fischio d’inizio, come segno di gratitudine verso chi aiutò il Paese a riallacciare i rapporti con lo sport internazionale.

Albertini e l’analisi della paura

Mentre la squadra si prepara ad affrontare un “muro gialloblù” in campo avverso, Demetrio Albertini ha provato a fare chiarezza sullo stato d’animo che aleggia attorno al gruppo. Intervenuto a margine dei preparativi, l’ex centrocampista ha rivelato un dettaglio significativo sulla gara vinta contro l’Irlanda del Nord: nonostante il punteggio, a Bergamo si respirava un’aria timorosa. “Si percepiva la paura della gente allo stadio – ha spiegato – e anche nel corso del primo tempo il pubblico era molto silenzioso”. Un silenzio, quello descritto da Albertini, dettato dal timore che potesse accadere qualcosa di negativo, una sensazione amplificata dalla mancanza di un gioco capace di trascinare i presenti. L’analisi, lungi dal voler essere una critica, evidenzia la fragilità di una nazionale che deve ritrovare la convinzione per abbattere l’ostacolo bosniaco, magari senza cercare alibi nei comportamenti sbagliati dei singoli.

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