L’inganno dei sapori fruttati: gli scoiattoli di Londra e il pericolo nascosto delle sigarette elettroniche abbandonate
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Redazione Esteri
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Il video, diventato virale nelle ultime ore e girato tra le recinzioni di un parco a Brixton, nel sud di Londra, mostra una scena che a prima vista potrebbe sembrare il frutto di un montaggio ben riuscito o di un’intelligenza artificiale: uno scoiattolo, con una naturalezza disarmante, tiene tra le zampe anteriori una sigaretta elettronica usa e getta, intento a masticare il bocchino di plastica. Eppure, ciò che appare come un simpatico fuori luogo per un osservatore distratto ha spinto la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (Rspca) a definirlo un “monito severo”. L’allarme, lanciato dagli esperti del Regno Unito, si basa su un meccanismo preciso che nulla ha a che fare con il gioco o l’imitazione: gli animali selvatici, spiegano, scambiano l’odore fruttato di questi dispositivi – spesso abbandonati con noncuranza sui muretti o tra l’erba – per una fonte di cibo.
Un richamo chimico che persiste per mesi
A differenza dei vecchi mozziconi di sigaretta, il cui odore acre e il sapore amaro non hanno mai attirato particolarmente la curiosità dei roditori, le moderne sigarette elettroniche giocano un brutto scherzo alla fauna urbana grazie agli aromi artificiali. Craig Shuttleworth, esperto di scoiattoli rossi presso l’Università di Bangor, ha osservato come i dispositivi colorati emanino fragranze dolciastre che persistono a lungo nell’ambiente. Evie Button, ricercatrice scientifica della Rspca, ha fornito un dato ancora più preoccupante nel suo intervento sul blog di Wildlife and Countryside Link: dopo aver sezionato un dispositivo, ha constatato che l’intenso profumo di mirtillo era rimasto intatto per oltre tre mesi dal primo utilizzo. Non si tratta, dunque, di un rischio passeggero, ma di una trappola olfattiva capace di attrarre gli animali per intere stagioni, spingendoli a rosicchiare involucri di plastica, batterie al litio e residui di nicotina.
Dai parchi urbani ai giardini di casa: il rischio per cani e uccelli
Il fenomeno, però, non si limita agli scoiattoli di Londra, né tantomeno a una singola specie. Gli avvistamenti di roditori con vaporizzatori tra le zampe si stanno moltiplicando: un video diventato virale su TikTok ha immortalato una scena analoga per le strade di Filadelfia, mentre in Galles un altro esemplare è stato fotografato mentre tentava di seppellire il dispositivo come se fosse una ghianda, un comportamento tipico di chi cerca di conservare una risorsa alimentare. Le conseguenze di questo inganno si estendono ben oltre i parchi. La presenza di questi rifiuti, infatti, rappresenta una minaccia concreta anche per gli animali domestici, in particolare per i cani, la cui sensibilità ai sapori dolci li rende particolarmente vulnerabili. Il Veterinary Poisons Information Service (VPIS) ha registrato, dal 2017, 680 chiamate relative all’ingestione di liquidi per sigarette elettroniche: di queste, ben il 96% riguardava proprio i cani, attratti dai residui zuccherini abbandonati sui marciapiedi.
Il paradosso della legislazione e l’impatto ambientale
Il problema assume contorni ancora più ampi se si considera il volume di rifiuti prodotti. Secondo i dati forniti da National Recycling, nel Regno Unito si stima che ogni settimana vengano gettate circa 1,3 milioni di sigarette elettroniche; un dato in calo rispetto ai 5 milioni settimanali precedenti al divieto di vendita dei modelli usa e getta, entrato in vigore nel giugno 2025. Tuttavia, l’industria ha trovato una via d’uscita: basta aggiungere una porta USB per la ricarica e un serbatoio intercambiabile per riclassificare questi oggetti come “riutilizzabili”, aggirando di fatto lo spirito della legge. Il risultato è una montagna di plastica, litio e nicotina che continua a invadere i parchi, i fiumi e persino gli oceani. Il caso dello scoiattolo di Brixton, quindi, non è un episodio isolato o un divertente caso virale, ma la punta dell’iceberg di una crisi ecologica silenziosa. Gli esperti ricordano che non si tratta solo di un rischio tossicologico immediato – per animali che pesano poche centinaia di grammi una dose di nicotina può essere letale – ma anche di un problema di inquinamento da microplastiche, destinato a ripercuotersi lungo tutta la catena alimentare, dagli uccelli della Nuova Zelanda già vittime di avvelenamenti simili fino agli animali che vivono accanto all’uomo.




