Bagnaia a Silverstone: zero punti e tanti dubbi. “Il problema è di tutti, campanello d’allarme”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il GP del Regno Unito si è chiuso per Francesco Bagnaia con un bilancio pesantissimo, fatto di zero punti e di una prestazione che ha riportato alla mente gli incubi della scorsa stagione. A Silverstone, il pilota della Ducati ha vissuto un fine settimana complicato fin dalle prove, con qualifiche opache e una Sprint conclusa al 17° posto, prima della caduta nel corso della gara domenicale.

Un venerdì e un sabato che già lasciavano presagire difficoltà, eppure il pilota piemontese non si aspettava un epilogo tanto amaro, con la moto che non gli ha mai dato le risposte sperate in termini di trazione e fiducia. Il circuito inglese, storicamente esigente con le gomme e con il setting delle moto, ha esasperato i limiti di una GP26 che in questo inizio di campionato ha mostrato più di un'ombra, specialmente nelle mani del campione del mondo in carica.

Una gara da dimenticare: la caduta e il passo indietro

Domenica, Bagnaia è scivolato alla curva 7 all'ottavo giro, quando si trovava in 15ª posizione, dopo aver beneficiato di alcune cadute dei piloti che lo precedevano. Un incidente che lo stesso pilota ha definito “strano”, proprio per la difficoltà a comprenderne le ragioni: “Non capire perché sono caduto, perdendola davanti in uscita di curva, è difficile”, ha spiegato ai microfoni di Sky, evidenziando come la mancanza di grip fosse il vero problema ricorrente.

Secondo il racconto del pilota, il comportamento della moto era anomalo fin dalle fasi iniziali: “Ho faticato tanto, non ho mai avuto velocità e ho sempre perso in punti particolari. Non riuscivo ad avere grip, il nostro problema è quello lì, quando prendo il gas in mano mi parte”. Una sensazione che non gli ha mai permesso di attaccare come avrebbe voluto, costringendolo a una strategia conservativa per limitare i danni.

“In gara ho provato con una strategia conservativa all'inizio e stavo migliorando, andando in progressione, ma ovviamente per lottare per il 9° o 10° posto”, ha ammesso, sottolineando come il suo potenziale massimo fosse comunque lontano dai piani alti della classifica.

Il paradosso del team: un problema che non riguarda solo Bagnaia

Ciò che rende ancora più amara l'analisi del fine settimana è il fatto che Bagnaia non sia stato l'unico a soffrire la pista inglese. Il pilota ha infatti tenuto a sottolineare come le difficoltà incontrate a Silverstone siano state condivise da molti altri colleghi in sella alla Ducati GP26, un elemento che trasforma la sua personale crisi in un segnale di allarme per l'intero team di Borgo Panigale. “Non ero solo io in difficoltà, questo è un campanello d'allarme per il team”, ha dichiarato, allargando il discorso a una problematica che sembra essere più ampia e strutturale.

L'evidenza è sotto gli occhi di tutti: il dominio delle Aprilia, che hanno monopolizzato il podio sia nella Sprint che nella gara lunga, ha messo in luce le attuali debolezze della Desmosedici, in particolare su un tracciato dove la gestione dell'aderenza al posteriore diventa un fattore discriminante. Bagnaia ha descritto una situazione in cui il divario rispetto ai rivali era palpabile, al punto che le sue prospettive di rimonta si fermavano a un piazzamento di rincalzo, ben lontano dalle posizioni che gli competerebbero per ambizione e storia recente.

Analisi tecnica e prospettive: il grip come cruccio irrisolto

Il tema del grip, e più in generale della trazione in uscita di curva, si conferma come l'incognita principale su cui il team tecnico della Ducati dovrà concentrarsi nelle prossime settimane. Bagnaia ha ripetutamente evidenziato come la moto, nel momento cruciale in cui si riapre il gas, reagisca in maniera incontrollabile, facendogli perdere tempo prezioso e, cosa più grave, fiducia nella guida. “Quando prendo il gas in mano mi parte”, ha ribadito, descrivendo un comportamento che non gli ha mai consentito di spingere al limite, né di gestire il passo gara in modo redditizio.

L'assenza di velocità pura, combinata con questa difficoltà cronica nell'inserire la potenza a terra, ha trasformato il GP di Silverstone in un calvario, diverso dalle altre gare dove, pur con qualche altalena, il potenziale della moto era emerso almeno in alcune fasi del weekend. La caduta, in questo contesto, è apparsa quasi come la logica conseguenza di un assetto e di un feeling che non funzionavano, portando il campione a commettere un errore che in condizioni normali non avrebbe certamente commesso.

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