Ubisoft svela Teammates, uno sparatutto sperimentale con l’intelligenza artificiale al centro
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’interfaccia che, analizzando le abitudini dell’utente, suggerisce il titolo più adatto, il layout che si modifica per adattarsi allo stile di gioco individuale, o l’anteprima in realtà aumentata che mostra un’arma prima dell’acquisto: scenari che, fino a poco tempo fa, apparivano come pura fantascienza stanno diventando elementi tangibili nell’industria videoludica. Questa evoluzione, che promette di consegnare al giocatore un’esperienza profondamente personalizzata e intuitiva, trova una delle sue espressioni più audaci nel nuovo progetto di Ubisoft, il quale ha deciso di spingersi oltre i consueti confini del genere. L’azienda francese, infatti, ha presentato ufficialmente Teammates, uno sparatutto che si configura non come un prodotto commerciale tradizionale ma come un esperimento interamente giocabile, il primo nel suo genere per la compagnia, ponendo l’intelligenza artificiale non come una semplice funzionalità accessoria bensì come il fondamento stesso del gameplay.
Un assistente vocale che è anche personaggio
Il fulcro attorno al quale ruota l’intera esperienza di Teammates è Jaspar, un’intelligenza artificiale che ricopre un duplice ruolo cruciale. Da un lato, essa funge da assistente vocale capace di interpretare i comandi del giocatore in tempo reale, rispondendo alle sue richieste con un’assistenza contestuale che si adatta dinamicamente alla situazione in-game. Dall’altro, Jaspar è un personaggio a tutti gli effetti all’interno della narrazione, un compagno digitale con il quale interagire. A questo si aggiunge la presenza di due ulteriori membri della squadra, Pablo e Sofia, anch’essi controllati dall’IA, i quali sono programmati per reagire agli ordini vocali del giocatore con comportamenti credibili e strategicamente contestualizzati, cercando di superare la rigidità che spesso caratterizza i personaggi non giocanti.
Oltre i disastri tecnici: l’IA come progetto di ricerca
L’introduzione dell’intelligenza artificiale generativa nei videogiochi ha sollevato, comprensibilmente, non poche perplessità, alimentate da esempi concreti che ne hanno mostrato le criticità. Casi come quello di Where Winds Meet, dove personaggi non giocanti in un’ambientazione storica discutevano di condimenti moderni o infrangevano l’immersione in modi grotteschi, hanno messo in luce i rischi di un’implementazione acerba, che può tradursi in un disastro sia tecnico che narrativo. Ubisoft, con Teammates, sembra voler affrontare queste sfide in una cornice trasparente, dichiarando sin dall’inizio la natura sperimentale del progetto, il cui obiettivo primario è esplorare le potenzialità della tecnologia senza la pretesa di offrire un prodotto finito e impeccabile.
Dai motori di raccomandazione all’interazione diretta
Se da tempo i motori di raccomandazione utilizzano modelli sofisticati per analizzare le preferenze, la frequenza di gioco e la risposta agli incentivi degli utenti, creando così sessioni di gioco più scorrevoli e personalizzate, Teammates rappresenta un salto qualitativo. Il progetto non si limita a suggerire contenuti ma integra l’IA direttamente nel flusso d’azione, trasformando l’interazione da una sequenza di input tramite controller a un dialogo più naturale e vocale. Questa esplorazione di Ubisoft, pertanto, non va letta come una semplice aggiunta di una feature bensì come un tentativo di ridefinire le modalità stesse con cui un giocatore comunica con il mondo virtuale e i suoi abitanti, aprendo la strada a forme di gameplay potenzialmente rivoluzionarie.




