Festival di Venezia, la sesta serata è un dialogo tra moda e cinema

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre il sole calava sul Lido, il red carpet della sesta serata della Mostra del Cinema di Venezia ha offerto, com’è sua consuetudine, una sfilata di stile e personalità che spesso ha eguagliato, per intensità narrativa, le pellicole in programmazione. In una cornice dove il classico tubino nero ha fatto da comparsa silenziosa ma onnipresente, sono state poche le figure in grado di imporsi con autorevolezza e inventiva.

Amanda Seyfried, che presenta un film in concorso, ha scelto con sapienza un abito che, pur giocando su un’estetica da “bambola da scartare” – con un audace fiocco rosso a contrasto sul blu notte del tessuto –, dimostra una ricerca formale precisa. Il suo è un rischio calcolato, affidato all’inconfondibile grammatica stilistica di Miuccia Prada, che le conferisce un’aura insieme giocosa e sofisticata, elevandola a punto di riferimento indiscusso della serata.

Dall’altra parte dello spettro creativo, Emily Blunt ha invece optato per un’interpretazione luminosa e scultorea. Per la premiere di ‘The Smashing Machine’, l’attrice ha indossato non un semplice abito sparkling, bensì una vera e propria armatura di luce. La sua veste, un concentrato di migliaia di punti luminosi e lavorazioni in rilievo che drappeggiano il tessuto, richiamava volutamente le forme sinuose di una conchiglia o la coda di una sirena, in una tendenza che qualcuno ha già ribattezzato ‘mermaidcore’. Un look che, nel suo sperimentalismo, le ha permesso di brillare di luce propria, letteralmente e metaforicamente.

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