Il Met Gala 2026 e la bufera Bezos: i 10 milioni che fanno tremare il tappeto rosso tra boicottaggi e veleni

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre l’orologio di New York scocca l’ora dell’appuntamento più atteso della moda – che in Italia corrisponderà alla mezzanotte di oggi, quando le scalinate del Metropolitan Museum of Art inizieranno a riempirsi di sete e paillettes – l’edizione 2026 del Met Gala deve fare i conti con un’ombra lunga e pesante, quella di Jeff Bezos. Il fondatore di Amazon, infatti, è finito nel mirino di una protesta feroce che rischia di offuscare il dress code ispirato al tema “Fashion is Art”, dopo la diffusione della notizia secondo cui lui e la moglie Lauren Sanchez avrebbero versato nelle casse dell’evento la bellezza di 10 milioni di dollari. Una cifra astronomica che, secondo le ricostruzioni circolate a poche ore dall’inizio della kermesse, non sarebbe solo una donazione disinteressata, ma il prezzo pagato per presiedere la serata al fianco della potente Anna Wintour, la direttrice di Vogue che da decenni regge le fila della notte più esclusiva di Manhattan. Ieri, durante la conferenza stampa di presentazione, Sanchez era seduta proprio accanto a lei, un segnale inequivocabile del nuovo corso voluto dalla coppia miliardaria, ma anche la scintilla che ha innescato una vera e propria rivolta.

I manifesti, le bottiglie e il fantasma dei diritti negati: la protesta che paralizza New York

L’atmosfera nell’Upper East Side è quella delle grandi occasioni, certo, ma anche di una tensione palpabile che non si vedeva da anni. Le strade attorno al museo e le fermate degli autobus sono state tappezzate di manifesti che ritraggono Bezos come un agente dell’Ice, l’agenzia federale preposta al controllo dell’immigrazione – un riferimento diretto ai contratti milionari che la sua azienda di servizi informatici ha stretto con il governo, in un’epoca in cui l’amministrazione Trump ha inasprito le politiche sui rimpatri – o che invitano al «Boicotta il Met Gala di Bezos». Ma la protesta, organizzata da gruppi di attivisti che si oppongono al potere dei grandi magnati della tecnologia, ha superato i confini della cartellonistica pubblicitaria: secondo quanto riportato dagli organi di stampa locale, il personale di sicurezza avrebbe rinvenuto all’interno delle stesse sale del museo (accanto a opere d’arte dal valore inestimabile) centinaia di bottiglie riempite di liquido giallo. Si tratta, spiegano i cronisti, di una messa in scena macabra e chiarissima, che riprende le vecchie inchieste giornalistiche secondo cui i magazzinieri di Amazon, schiacciati da ritmi di lavoro disumani e dalla mancanza di pause adeguate, sarebbero stati costretti a urinare in bottiglie pur di mantenere i livelli di produttività richiesti. Un simbolo, quello della bottiglia, che trasforma la passerella di lusso in un palcoscenico di ipocrisia, e che l’amministrazione del museo ha dovuto rimuovere in fretta e furia prima che il gotha di Hollywood mettesse piede sul red carpet.

Le defezioni eccellenti: Meryl Streep, Zendaya e l’assenza a sorpresa del sindaco

Di fronte a questa escalation di critiche, il malcontento non è rimasto confinato ai marciapiedi di New York, ma ha cominciato a intaccare la lista degli ospiti, con una serie di rifiuti illustri che hanno dell’incredibile. La più clamorosa, in questo senso, è la rinuncia di Meryl Streep, un’assenza che brucia soprattutto perché arriva a pochi giorni dall’uscita dell’attesissimo “Il Diavolo Veste Prada 2”, pellicola in cui l’attrice torna a vestire i panni di Miranda Priestly, personaggio ispirato proprio ad Anna Wintour; secondo indiscrezioni raccolte dalla stampa estera, alla Streep sarebbe stato proposto il prestigioso ruolo di co-conduttrice della serata, ma lei avrebbe rifiutato proprio per non trovarsi a fianco dei Bezos. I suoi portavoce hanno cercato di smorzare i toni, spiegando che l’interprete non ha mai amato il Met Gala in generale, e che comunque la scelta non riguarda l’edizione corrente, ma la loro versione ufficiale strida con l’attiva campagna promozionale del film che la vede protagonista. A farle compagnia tra i “no” eccellenti c’è anche Zendaya, vera e propria regina del tappeto rosso negli ultimi sette anni (e già più volte co-chair), che quest’anno ha dato forfait ufficialmente per motivi di agenda, concentrata com’è tra i tour promozionali del nuovo film e la serie tv “Euphoria”. Anche il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha rotto la tradizione che vorrebbe il primo cittadino presente al ricevimento, confermando la sua assenza per protesta: un segnale politico forte, che isola ulteriormente l’evento dal contesto civico in cui si svolge.

Un’edizione sospesa tra l’arte del Barocco e lo sporco affare dei soldi

Mentre fuori infuria la bufera, all’interno dei Musei San Domenico di Forlì – dove fino al 28 giugno 2026 è allestita una straordinaria esposizione sul Barocco – qualcuno prova a ricondurre il discorso alla sostanza. Gianfranco Brunelli, il direttore della mostra forlivese, ha infatti accompagnato i visitatori in un viaggio affascinante tra le peculiarità di quella corrente secolare, spiegando come il suo messaggio estetico sia ancora potentemente vivo nell’arte contemporanea che si osserva oggi. È proprio a questo messaggio, d’altronde, che si rifà il tema del Met Gala di quest’anno: “Fashion is Art” vuole celebrare il vestito come tela, spaziando dai grandi maestri del Seicento fino alle installazioni più sperimentali del Novecento. Tuttavia, la sovrapposizione tra l’alta cultura e la cronaca dei costumi rischia di diventare indigesta. La scelta di Bezos – che in passato ha già finanziato documentari sulla first lady Melania Trump e che, secondo i maligni, cercherebbe di comprare anche Condé Nast per mettere le mani su Vogue – trasforma la raccolta fondi per il Costume Institute in un affare di famiglia, dove la moda diventa solo il pretesto per esibire un potere che sa di ricatto finanziario. La serata inizierà tra poco, i flash dei fotografi illumineranno le sagome di Beyoncé, Nicole Kidman e Venus Williams (quest’ultime sono le co-chair ufficiali insieme alla stessa Wintour), ma il profumo della controinformazione e delle polemiche è già più forte di qualsiasi essenza di lusso.

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