Nigeria, 50 dei 315 bambini rapiti a scuola sono riusciti a fuggire

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Cinquanta dei 315 bambini strappati dalle aule venerdì scorso da uomini armati, i quali hanno fatto irruzione nella scuola cattolica St Mary’s, sono riusciti a liberarsi dalla prigionia e sono stati riconsegnati ai propri cari, stando a quanto dichiarato dall’Associazione Cristiana della Nigeria. Per gli altri 265 minori, ai quali si aggiungono dodici insegnanti tuttora nelle mani dei sequestratori, prosegue senza sosta un’imponente operazione di ricerca che coinvolge l’esercito, le forze di polizia e gruppi di vigilanti locali, i quali setacciano la regione con la speranza di trovarne le tracce.

Il contesto dei sequestri

Questo drammatico episodio, che ha scosso il Paese, si inserisce in un allarmante ritorno del fenomeno dei rapimenti di massa, un retaggio – tristemente noto – di cui è simbolo il caso di Chibok del 2014, quando il movimento islamico Boko Haram si rese protagonista di un'analoga azione. La regione, dove lo Stato centrale fatica a contenere una ribellione di matrice jihadista, è infatti teatro di una recrudescenza di tali violenze, come dimostrano i fatti accaduti pochi giorni prima: l’assalto a un liceo nello Stato di Kebbi, dal quale furono portate via venticinque studentesse – una delle quali è poi miracolosamente fuggita – e l’irruzione in una chiesa a Eruku, che causò due morti e il sequestro di trentotto fedeli, poi liberati in un blitz delle forze di sicurezza.

Le misure immediate e le reazioni

Dinanzi all’accaduto, il Ministro dell’Istruzione nazionale ha disposto con effetto immediato la chiusura di quarantasette scuole secondarie con regime di convitto su tutto il territorio, una misura drastica dettata dall’esigenza di proteggere gli studenti ma che evidenzia la gravità della situazione. L’episodio, oltre a lasciare dietro di sé un senso di vulnerabilità e a porre interrogativi sulle modalità che hanno permesso il prelievo simultaneo di centinaia di giovani, ha suscitato reazioni internazionali; tra queste, spicca la ferma condanna espressa dal Consiglio musulmano degli anziani, guidato dal grande imam di Al-Azhar, il quale ha parlato a nome dell’istituzione per deplorare il rapimento e porgere solidarietà alle famiglie colpite.

La piaga dei sequestri a scopo di estorsione

Quello che emerge con chiarezza, al di là delle dichiarazioni di condanna, è la natura criminale di tali gesti, spesso finalizzati a ottenere riscatti economici o scambi di prigionieri. I rapitori, che agiscono in bande organizzate e sfruttano le vaste aree poco presidiate del territorio, prendono di mira istituzioni come le scuole proprio per l’alto impatto emotivo e mediatico che generano, massimando così il proprio potere di ricatto nei confronti delle autorità. Mentre le operazioni di ricerca continuano, l’attenzione rimane focalizzata sul destino dei duecentosessantacinque bambini e dei loro insegnanti, dei quali non si hanno ancora notizie.

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