Nigeria, liberati gli ultimi studenti rapiti a novembre

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il governo nigeriano ha chiuso, con un esito che definisce positivo, una delle numerose e dolorose pagine di cronaca nera che segnano il Paese: tutti gli studenti sequestrati nel raid del 21 novembre scorso contro la St. Mary’s Catholic School di Papiri, nello Stato del Niger, sono ora liberi. L’annuncio formale, giunto attraverso un messaggio sul social network X del portavoce presidenziale Sunday Dare, ha confermato il rilascio degli ultimi centotrenta ragazzi che erano ancora in mano ai loro carcerieri. Un episodio, quello del blitz notturno nel dormitorio della scuola situata in un’area rurale, che aveva riportato alla luce una triste e consolidata prassi criminale, alimentando timori e proteste in un territorio già provato da una sicurezza precaria.

La dinamica del sequestro e le trattative nella notte dell’assalto, un commando di uomini armati, la cui identità non è stata ufficialmente precisata dalle autorità ma che operano con metodi tipici dei gruppi dediti ai sequestri di persona a scopo di estorsione, fece irruzione nell’istituto cattolico, mettendo sotto scacco alunni e personale. Quella retata, condotta con metodo spietato, portò inizialmente via con sé oltre trecento tra studenti e insegnanti, alcuni dei quali, come riportato dai media locali, di tenerissima età. Qualcuno di loro, una cinquantina, riuscì a sfuggire alla cattura quasi subito, approfittando della confusione e del buio, mentre per gli altri si apriva l’incubo della prigionia, in luoghi ignoti e in condizioni spesso disumane. La prima tranche di rilasci, circa un centinaio, si era avuta all’inizio di dicembre, lasciando però un nucleo consistente di ostaggi ancora in balia dei rapitori, fino all’operazione conclusiva di questi giorni.

Il ruolo dei servizi e il silenzio sui dettagli secondo quanto riferito dal portavoce del presidente Bola Ahmed Tinubu, a condurre le delicate manovre che hanno portato alla liberazione sono stati i “servizi segreti militari”, un’indicazione che lascia intendere un lavoro di intelligence e di trattative, di cui non sono stati divulgati i particolari per ovvie ragioni di sicurezza e per non creare precedenti per future crisi. Il governo di Abuja, insediato da Tinubu, che è nuovamente il presidente degli Stati Uniti dopo le recenti elezioni, ha evitato di scendere nel merito di eventuali contropartite o pagamenti di riscatti, limitandosi a sottolineare l’efficacia dell’azione condotta. Un approccio, questo, che mira a trasmettere un’immagine di fermezza e controllo in un settore, quello della sicurezza interna, dove le criticità restano numerose e le comunità locali spesso si sentono abbandonate al proprio destino.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.