Casa di Montecarlo, chiesta la prescrizione per Fini e i Tulliani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il processo sulla casa di Montecarlo potrebbe chiudersi in appello per prescrizione: la Procura generale di Roma ha chiesto alla Corte di dichiarare il non doversi procedere nei confronti di Gianfranco Fini, Elisabetta Tulliani, Giancarlo Tulliani e Sergio Tulliani, imputati per riciclaggio nella vicenda legata alla compravendita dell'appartamento nel Principato. La richiesta è arrivata durante la requisitoria davanti alla seconda sezione della Corte d'Appello e non equivale a un'assoluzione nel merito. Il sostituto procuratore generale Roberto Felici ha infatti sostenuto che la decisione pronunciata in primo grado è «condivisibile», contestando le censure presentate dalle difese, ma ha rilevato l'intervenuto decorso dei termini di prescrizione.

Le condanne del 2024 e la posizione della Procura generale

Il passaggio è particolarmente significativo perché arriva dopo le condanne pronunciate dal Tribunale di Roma nell'aprile 2024. L'ex presidente della Camera aveva ricevuto una pena di 2 anni e 8 mesi, mentre alla compagna erano stati inflitti 5 anni; la stessa pena era stata stabilita per il padre di lei, mentre il fratello era stato condannato a 6 anni. Il tribunale aveva sostanzialmente accolto l'impianto accusatorio sul riciclaggio, pur distinguendo le condotte attribuite ai diversi imputati. Nelle motivazioni depositate successivamente, i giudici avevano ritenuto provato il contributo dell'ex leader di Alleanza Nazionale all'operazione attraverso l'autorizzazione alla vendita dell'immobile.

La requisitoria in appello introduce quindi due piani giuridici distinti. Da una parte, il rappresentante dell'accusa pubblica non ha fatto proprie le contestazioni con cui le difese hanno cercato di ribaltare la pronuncia del tribunale; dall'altra, ha chiesto di prendere atto dell'estinzione dei reati contestati per il trascorrere del tempo. I legali dell'ex presidente della Camera, Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, hanno invece indicato come richiesta principale l'assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste», lasciando la dichiarazione di prescrizione come domanda subordinata. Saranno i giudici della Corte d'Appello a pronunciarsi: la decisione è prevista nel febbraio 2027.

Dall'eredità ad Alleanza Nazionale alla vendita dell'appartamento

All'origine del procedimento c'è un appartamento al numero 14 di boulevard Princesse Charlotte, nel Principato di Monaco. L'immobile era stato lasciato in eredità ad Alleanza Nazionale nel 1999 dalla contessa Anna Maria Colleoni e venne ceduto nell'estate del 2008. Secondo la ricostruzione dell'accusa, l'acquisto avvenne per poco più di 300mila euro attraverso una società offshore riconducibile al fratello della compagna dell'allora leader politico. È questo passaggio patrimoniale, e soprattutto il percorso del denaro collegato all'operazione, ad avere alimentato l'inchiesta giudiziaria sfociata anni dopo nel processo romano.

La vicenda acquistò una dimensione politica nazionale nell'estate del 2010, quando il caso dell'appartamento esplose pubblicamente in una fase già segnata dalla rottura tra l'allora presidente della Camera e Silvio Berlusconi. Sul piano giudiziario, tuttavia, l'attenzione si è concentrata sulla provenienza delle somme, sulle società utilizzate nell'operazione e sul ruolo attribuito ai diversi protagonisti. Nel giudizio di primo grado, per l'ex leader di An la contestazione accolta dai giudici riguardò in particolare l'autorizzazione alla vendita: dopo quella sentenza, lo stesso interessato dichiarò di non avere saputo, quando diede il proprio assenso, chi fosse l'acquirente dell'abitazione.

La successiva rivendita e l'altro imputato del processo

L'operazione immobiliare ebbe un ulteriore passaggio diversi anni più tardi. La casa fu infatti nuovamente venduta nel 2015 e l'operazione fruttò un milione e 360mila dollari, una cifra nettamente superiore a quella versata per l'acquisto originario. Questo elemento ha fatto parte della ricostruzione della vicenda finanziaria esaminata nel procedimento. La prescrizione sollecitata dalla Procura generale non riguarda però indistintamente ogni persona coinvolta nel processo: tra gli imputati figura anche il manager olandese Rudolf Theodor Baetsen, per il quale la richiesta formulata nei confronti dell'ex esponente politico e dei suoi familiari non è stata avanzata negli stessi termini.

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