Matteo Messina Denaro e le sue 15 identità
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Redazione Interno
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Matteo Messina Denaro, noto boss mafioso, ha utilizzato almeno quindici identità false per accedere al sistema sanitario nazionale e ricevere cure mediche, non solo oncologiche ma anche oculistiche. Tra queste identità, quella di Andrea Bonafede è solo una delle tante scoperte dalla Procura di Palermo, che sta cercando di ricostruire la rete di rapporti che ha permesso al boss di rimanere latitante per quasi trent'anni. Le indagini hanno rivelato che i nomi utilizzati da Messina Denaro appartengono a persone ancora in vita, per lo più residenti a Campobello di Mazara.
Nei covi del boss e nelle abitazioni dei suoi fedelissimi, i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Palermo hanno trovato migliaia di documenti, tra cui una quindicina di nomi che Messina Denaro avrebbe utilizzato durante la sua latitanza. La Procura ha chiesto agli ospedali Villa Sofia e Civico la documentazione sanitaria intestata a questi quindici pazienti, ritenendo che le relative generalità possano essere state utilizzate dal capomafia.
Tra i nomi scoperti figurano Andrea Bonafede, Giuseppe Giglio, Vito Accardo, Gaspare Bono, Giuseppe Bono, Renzo Bono e Salvatore Bono. Questi alias sono stati utilizzati da Messina Denaro per accedere a cure mediche e sfuggire alle forze dell'ordine. La Procura di Palermo ha avviato un'indagine per verificare se il primario di Oculistica dell'ospedale Civico di Palermo, Antonino Pioppo, abbia favorito la latitanza del boss. Pioppo, tuttavia, ha dichiarato di non sapere chi fosse Messina Denaro.
Le indagini della Dda di Palermo continuano, con l'obiettivo di smantellare la rete di complicità che ha permesso a Messina Denaro di rimanere inafferrabile per così tanto tempo.




