Crollo tech e Fed prudente frenano i mercati, Parigi chiude in ribasso
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Redazione Economia
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Le borse globali, dopo una settimana di record, hanno chiuso l’ultima seduta con un netto cambio di marcia, segnando un brusco arresto dell’ottimismo che le aveva spinte ai massimi. L’indice parigino CAC 40, che pure aveva toccato un picco storico a 8.314 punti, ha registrato un calo dello 0,76%, chiudendo a 8.170 punti, appesantito in particolare dalle performance negative di alcuni dei suoi titoli più rappresentativi. Stellantis, Orange e Société Générale, tra gli altri, hanno perso terreno, riflettendo una cautela diffusa che ha attraversato l’Atlantico. Oltreoceano, infatti, la situazione si è rivelata ancor più turbolenta: il Nasdaq, dopo un iniziale tonfo dell’1,5%, è riuscito a malapena a risalire la china, chiudendo in territorio positivo con un esiguo +0,4%, in un tentativo di recupero che non basta a cancellare le preoccupazioni.
Il peso delle parole della Federal Reserve
All’origine di questa inversione di rotta, che ha interrotto una settimana altrimenti positiva per il listino francese – il quale, nonostante tutto, ha segnato un guadagno settimanale del 2,7% –, vi sono le dichiarazioni dei funzionari della Federal Reserve. I loro commenti, percepiti come restrittivi e poco inclini a un allentamento della politica monetaria, hanno infatti rafforzato i dubbi degli investitori sulla concreta possibilità di un taglio dei tassi d’interesse già nel mese di dicembre. Questa aspettativa, che aveva alimentato parte dei rialzi delle settimane precedenti, si è scontrata con una realtà più complessa, fatta di dati economici ancora confusi e di una inflazione che fatica a rientrare completamente nei target prefissati, spingendo molti a riconsiderare le proprie posizioni.
La prolungata emorragia dei titoli tecnologici
A Wall Street, intanto, il selloff tecnologico si è intensificato, trascinando i principali indici verso una delle sessioni più difficili degli ultimi mesi. I timori legati alle valutazioni considerate ormai gonfiate delle azioni legate all’intelligenza artificiale, che avevano già innescato diversi episodi di vendite nelle settimane passate, hanno spinto il Nasdaq verso la sua quinta sessione consecutiva in ribasso. Si tratta della serie negativa più lunga da aprile, un segnale che indica come la correzione in atto nel comparto tech, dopo la corsa sfrenata dell’ultimo anno, stia assumendo un carattere più strutturato e preoccupante per gli operatori, i quali iniziano a liquidarne qualcuna.
La difficile ricerca di un equilibrio
La mattinata di venerdì aveva visto i listini americani precipitare, con i titoli tecnologici megacap a fare da traino al ribasso, prima di un parziale recupero che ha permesso di contenere le perdite. Questo movimento altalenante, peraltro, è la chiara rappresentazione di un mercato in bilico, diviso tra la voglia di continuare a scommettere sulla crescita tecnologica e la paura di trovarsi esposto su valutazioni eccessive in uno scenario monetario che potrebbe rimanere ostico più a lungo del previsto. La speranza di un denaro a buon mercato, che aveva funto da potente propellente, si scontra dunque con la prudenza delle banche centrali, creando una fase di incertezza della quale, almeno per un giorno, i listini hanno pagato il prezzo.




