Macerata, segregata e violentata per cinque giorni con la minaccia delle foto intime: arrestato un 39enne
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’incubo è cominciato con un ritorno apparentemente volontario, quello di una donna brasiliana di 44 anni che, probabilmente richiamata in provincia di Macerata dall’ex compagno – un cittadino libico di 39 anni residente a Ora, in provincia di Bolzano – si è ritrovata prigioniera tra le mura domestiche di lui. Da lunedì scorso, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Tolentino insieme al nucleo operativo e radiomobile, la vittima non ha più avuto modo di uscire da quell’appartamento, trasformato in una cella dove si sarebbero alternati percosse, violenze sessuali e un ricatto psicologico costante.
La gabbia domestica e il ricatto delle immagini intime
L’uomo, che ora si trova nel carcere di Montacuto ad Ancona, non si è limitato a picchiarla e a violentarla. Ha aggiunto una minaccia precisa, capace di annientare ogni residua speranza di chiedere aiuto: qualunque tentativo di fuga sarebbe stato immediatamente seguito dalla pubblicazione di una serie di fotografie intime della donna, un arsenale di revenge porn tenuto pronto per spezzarle le gambe prima ancora che potesse provare a scappare. È così che si è consumato il calvario di cinque giorni, scandito dalla paura e dall’isolamento, senza contatti con l’esterno.
La fuga disperata e l’intervento dei carabinieri
Tutto è cambiato in un attimo di distrazione dell’aguzzino. La donna è riuscita ad aprirsi un varco verso la libertà e a raggiungere i dintorni della stazione ferroviaria di Tolentino, dove i militari l’hanno trovata in uno stato confusionale evidente, provata fisicamente e psicologicamente. A quel punto è scattata la macchina dell’arresto in flagranza, resa possibile anche dalla segnalazione di una conoscente che, non riuscendo più a contattare la brasiliana, ne aveva denunciato la scomparsa.
Le accuse e il carcere di Montacuto
Il 39enne di origine libica è stato quindi tradotto nel penitenziario anconetano di Montacuto, dove dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata e revenge porn. Un quadro accusatorio pesante, che restituisce la ferocia di una relazione degenerata in una prigionia domestica fatta di sopraffazione e controllo, senza alcuna possibilità per la vittima di sottrarsi se non con un gesto estremo come la fuga a piedi verso la stazione. Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica, stanno ora cercando di ricostruire i passaggi che hanno portato la donna a tornare a Tolentino, dove l’incubo l’aspettava.




