Omicidio del pizzaiolo a Reggio Emilia, la Lega attacca lo “straniero” ma l’arrestato è italiano: poi la retromarcia
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Redazione Interno
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Un comunicato stampa che gridava al “killer straniero” e che, poche ore dopo, veniva ritirato in fretta e furia. È successo a Reggio Emilia, dove l’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa ha innescato l’ennesimo cortocircuito comunicativo, con la Lega dell’Emilia Romagna costretta a fare marcia indietro dopo aver cavalcato la notizia senza attendere gli sviluppi delle indagini.
Il partito di Matteo Salvini, infatti, aveva già diffuso una dura nota in cui attribuiva l’aggressione a un extracomunitario, salvo poi dover correggere il tiro quando è emerso che l’uomo arrestato per l’omicidio è italiano.
La dinamica dell’aggressione e l’arresto
Raffaele Stipa, 67 anni, gestiva la Pizzeria Yoghi in via Gran Sasso d’Italia, nel quartiere Buco del Signore, da ventotto anni. Ieri sera, intorno alle dieci, l’uomo è stato accoltellato all’interno del suo locale, morendo poco dopo per le ferite riportate. La Polizia di Stato ha rintracciato il presunto autore del delitto nelle ore successive, fermandolo intorno alle due del mattino dopo un breve tentativo di fuga. L’arrestato è Andrea Pellati, un reggiano di 42 anni – secondo alcune fonti 43 – già noto alle forze dell’ordine per precedenti penali.
Il procuratore capo Calogero Gaetano Paci ha fornito i primi dettagli della ricostruzione investigativa, spiegando che Pellati sarebbe entrato con un coltello, si sarebbe avvicinato al bancone e avrebbe colpito la vittima senza che vi fosse un apparente movente legato a un furto o a una rapina.
Le parole del procuratore e la ricostruzione choc
“È entrato per ucciderlo” ha dichiarato il procuratore capo Paci, riferendosi all’azione di Pellati, descrivendo un gesto che sembra essere stato premeditato e mirato. Secondo quanto emerso, l’aggressore sarebbe entrato nel locale già armato e avrebbe agito con determinazione, colpendo il pizzaiolo alle spalle. La vittima, molto conosciuta nel quartiere per la sua attività storica, non avrebbe avuto il tempo di opporre resistenza.
Gli inquirenti stanno ora esaminando i rapporti tra i due uomini, dato che Pellati era un cliente abituale della pizzeria, per cercare di comprendere il movente di un omicidio che, allo stato delle indagini, appare inspiegabile. La Procura di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e sta raccogliendo le testimonianze di chi si trovava nei dintorni al momento del delitto.
La Lega attacca e poi fa retromarcia
La vicenda ha assunto una piega politica quando, nella mattinata di oggi, il capogruppo della Lega in Regione, Tommaso Fiazza, ha diramato un comunicato dal titolo “Chi uccide per una pizza non può avere posto nella nostra comunità”, accompagnato dalla frase “ucciso per essersi rifiutato di regalare l’ennesima pizza ad uno straniero”. Il testo, inviato alle 10.54, cavalcava le prime e ancora incerte voci sulla presunta nazionalità dell’assassino, alimentando la narrativa del migrante come nemico pubblico.
Tuttavia, la notizia dell’arresto di Andrea Pellati, cittadino italiano, ha costretto il partito a una rapida inversione di rotta. La nota è stata prima cancellata e poi corretta, con i vertici locali che hanno tentato di annullare i precedenti invii stampa, un tentativo che nella pratica si è rivelato inefficace, dato che il comunicato era già stato diffuso e ripreso da diverse testate.
Un caso che solleva interrogativi sulla gestione dell’informazione
L’episodio evidenzia la velocità con cui la comunicazione politica può trasformarsi in disinformazione, specialmente quando i fatti di cronaca nera vengono strumentalizzati senza attendere le verifiche giudiziarie. La Lega, che da anni basa gran parte della sua propaganda sul tema dell’immigrazione e della sicurezza, ha dimostrato come l’urgenza di dare una lettura politica agli eventi possa prevalere sulla prudenza e sull’accertamento dei fatti.
L’errore di valutazione – l’aver dato per scontata la nazionalità del killer – ha generato un cortocircuito imbarazzante, costringendo il partito a una retromarcia che lascia spazio a più di una riflessione sul rapporto tra politica e informazione.
Le indagini, intanto, proseguono per far luce su un delitto che ha sconvolto la città emiliana, mentre la Procura cerca di ricostruire i moventi e le circostanze che hanno portato alla morte di Raffaele Stipa, un uomo che per quasi tre decenni ha servito pizze nella sua pizzeria e che ora è diventato il simbolo involontario di una polemica che poco ha a che fare con la giustizia.




