Pizzaiolo ucciso a Reggio Emilia, l’aggressore era in cura e sei giorni prima era stato evitato il Tso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sei giorni prima che Andrea Pellati uccidesse a coltellate il pizzaiolo Raffaele Stipa, nella sua pizzeria Yoghi di Reggio Emilia, il 43enne era stato soccorso dal 118 a Firenze in stato di grave alterazione psichica. In quell’occasione, nonostante le sue condizioni, i sanitari avevano scelto di non procedere con il Trattamento Sanitario Obbligatorio, l’istituto che consente di sottoporre una persona a cure mediche contro la sua volontà in situazioni di eccezionale gravità. L’episodio, risalente al 23 giugno, è emerso dalle ricostruzioni dei medici che seguivano Pellati da anni.

La crisi di Firenze e la scelta dei sanitari

La sera del 23 giugno, intorno alle 22.30, Pellati fu rintracciato in stato confusionale nel capoluogo toscano; a prestargli soccorso fu il personale del 118. L’uomo, affetto da schizofrenia e con una storia di tossicodipendenza, era già in carico ai servizi psichiatrici dal 2021 e lo psichiatra che lo seguiva ha confermato che quell’episodio rappresentava l’ennesimo momento critico.

La valutazione clinica portò tuttavia a escludere il Tso, una decisione che ora il tribunale sta vagliando per comprendere se sussistessero i presupposti per un intervento coattivo che avrebbe potuto modificare il corso degli eventi.

L’omicidio nella pizzeria Yoghi

Il delitto è avvenuto lunedì 29 giugno, all’interno del locale di via Gran Sasso d’Italia, gestito da decenni da Raffaele Stipa, 67 anni, con l’aiuto della sorella Antonella. Secondo le prime ricostruzioni, Pellati, che abitava a pochi passi dalla pizzeria ed era cliente da più di vent’anni, si sarebbe presentato chiedendo una pizza che il titolare si era rifiutato di regalare; da quel rifiuto sarebbe scaturita una reazione furibonda, culminata con l’accoltellamento di Stipa, morto poco dopo, e con il ferimento lieve della sorella.

Sul movente, gli inquirenti stanno ascoltando testimoni e raccogliendo elementi per chiarire se l’aggressione sia stata premeditata o sia invece esplosa improvvisamente.

Il presidio per la sicurezza a Reggio Emilia

Il clima di tensione si è riverberato sulla città e giovedì 2 luglio circa un centinaio di persone si sono radunate al Parco Mandela in un presidio organizzato dal comitato Modena Merita di Più e dal gruppo Facebook Peggio Emilia. Si tratta del secondo appuntamento dopo l’assemblea pubblica del 20 maggio all’Hotel Posta, con i cittadini che hanno chiesto maggiore controllo del territorio e misure concrete contro il degrado urbano.

La richiesta, rivolta alle istituzioni locali, è quella di non rassegnarsi a episodi di violenza che minano la vivibilità dei quartieri, anche se al momento non sono state annunciate iniziative legislative specifiche.

Le indagini e i precedenti psichiatrici

Gli investigatori stanno ora ricostruendo le ultime settimane di Andrea Pellati, incrociando le cartelle cliniche, le testimonianze dei vicini e i rapporti dei servizi sociali. La sua condizione di schizofrenia, già nota, rende complessa la valutazione della piena capacità di intendere e volere al momento dei fatti, un aspetto che sarà centrale nelle prossime fasi del procedimento giudiziario.

La procura di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo per omicidio e lesioni, mentre gli accertamenti peritali dovranno stabilire se il 43enne fosse o meno in grado di rendersi conto delle proprie azioni e se, alla luce della crisi di Firenze, si potesse ipotizzare un percorso di cura più incisivo.

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