Omicidio nella pizzeria di Reggio Emilia, l’Ausl: «Pellati seguito dal Servizio di salute mentale»
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Redazione Interno
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L’Azienda Usl di Reggio Emilia ha reso noto che Andrea Pellati, il 42enne arrestato per l’omicidio di Raffaele Stipa, era in carico ai Servizi di salute mentale territoriali. In una nota ufficiale diffusa dopo la ricostruzione della vicenda, la Direzione dell’Azienda Sanitaria reggiana ha specificato che il percorso di assistenza pubblica, pur essendo stato attivato e condotto in modo continuativo, è stato in seguito interrotto perché l’indagato avrebbe scelto «altre opzioni terapeutiche assistenziali al di fuori del servizio sanitario pubblico».
La precisazione arriva a fronte delle numerose domande sollevate, in queste ore, sulla natura del rapporto tra l’uomo e i servizi sociosanitari del territorio.
I fatti e l’aggressione mortale
La vicenda, che ha scosso profondamente il quartiere dove la pizzeria Yoghi era un punto di riferimento da anni, ha come sfondo un movente apparentemente sproporzionato rispetto all’esito fatale. Raffaele Stipa, pizzaiolo di 67 anni originario della Sicilia e residente in Emilia-Romagna da tre decenni, è stato raggiunto da diverse coltellate all'interno del suo locale.
Secondo le prime ricostruzioni, il movente sarebbe da ricercare nell’ennesimo rifiuto opposto dal titolare nei confronti di Pellati, il quale avrebbe chiesto una pizza senza corrispondere il pagamento, come già accaduto in altre occasioni. Un gesto che, in apparenza, potrebbe essere parso di routine, ma che ha innescato una reazione brutale e improvvisa, sfociata in un omicidio consumato davanti agli occhi di alcuni clienti e della stessa sorella della vittima.
La testimonianza della sorella
Antonella Stipa, 52 anni, ferita mentre cercava di opporsi all'aggressore per difendere il fratello, ha raccontato ai cronisti della Gazzetta di Reggio di conoscere Andrea Pellati da un quarto di secolo. «Lo conosciamo benissimo, da ben 25 anni – ha dichiarato – e non ha mai creato problemi, non so cosa gli sia scattato in testa, la rabbia, pura rabbia».
La donna ha descritto il rapporto tra il sospettato e i gestori della pizzeria come quello tipico di un residente del quartiere, al quale veniva spesso concesso credito e per il quale, in passato, venivano preparate pizze anche senza ricevere subito il denaro. «Entrava e gli veniva detto: ‘Oggi te la do la pizza, però non venire più se non mi paghi’», ha aggiunto, cercando di dare un senso a un gesto che appare inspiegabile anche a chi, come lei, ha assistito alla scena e ha provato a intervenire colpendo l'assalitore con un mocio per allontanarlo.
Il profilo giudiziario e le indagini
Andrea Pellati, classe 1984, risulta avere alcuni precedenti per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, circostanza che gli inquirenti stanno valutando nel quadro più ampio delle indagini per omicidio volontario. La Procura di Reggio Emilia ha aperto un fascicolo e sta raccogliendo elementi per chiarire non solo la dinamica dei minuti finali, ma anche l'eventuale stato mentale dell'indagato al momento del fatto.
La nota dell'Ausl, in questo contesto, fornisce un tassello importante: il sospettato era stato preso in carico, ma il suo allontanamento dal circuito pubblico di cura era già avvenuto prima dell'aggressione, sollevando interrogativi sulle modalità di passaggio a percorsi esterni e sulla continuità delle cure.
Il contesto sociale e la reazione del quartiere
La pizzeria Yoghi, da sempre considerata un luogo di aggregazione nel quartiere, ha visto alternarsi in queste ore messaggi di cordoglio e sgomento da parte di residenti e clienti abituali, molti dei quali conoscevano personalmente sia il titolare che il suo presunto assassino. L'omicidio, avvenuto in un contesto di piccola criminalità di strada e di fragilità sociale, ha riportato l'attenzione sul tema della gestione dei soggetti con disturbi psichiatrici e sulla capacità delle strutture territoriali di intercettare segnali di possibile pericolosità.
La sorella della vittima, nel suo dolore, ha lasciato aperta una domanda che attraversa l'intera vicenda: «Davvero per soldi?», chiedendosi se davvero il rifiuto di una pizza, del valore di pochi euro, possa essere stato il movente di una violenza tanto estrema.




