Razzi dal Libano, Israele risponde con i raid: si riapre il fronte settentrionale
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Redazione Esteri
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La tensione lungo il confine tra Israele e Libano è tornata a salire bruscamente dopo il lancio di sei razzi dal territorio libanese verso il nord dello Stato ebraico, avvenuto nelle prime ore del mattino. Tre dei proiettili sono stati intercettati dal sistema di difesa Iron Dome, mentre gli altri sono caduti prima di raggiungere il loro obiettivo. L’attacco, seppur di portata limitata, ha riacceso un fronte che sembrava assopito dalla tregua dichiarata il 27 novembre scorso, mettendo a rischio non solo la fragile calma ma anche i negoziati per definire i confini contesi tra i due paesi.
Israele ha risposto con una serie di raid aerei, colpendo decine di lanciarazzi e un centro di comando attribuiti a Hezbollah, il gruppo sciita libanese che, secondo le autorità israeliane, sarebbe dietro l’attacco. Le incursioni hanno causato anche la morte di una donna, aggiungendo un ulteriore dramma a una situazione già carica di tensione. Hezbollah, tuttavia, ha negato ogni coinvolgimento nel lancio dei razzi, definendo le accuse israeliane come un pretesto per giustificare ulteriori attacchi contro il Libano. «Le violazioni del cessate il fuoco da parte di Israele», ha affermato il gruppo, «sono continuate senza sosta sin dal 27 novembre».
La tregua, che aveva fatto sperare in una de-escalation duratura, si è rivelata fin dall’inizio più formale che sostanziale. Israele, infatti, non ha mai interrotto del tutto le operazioni militari in Libano, con centinaia di violazioni segnalate nei mesi scorsi. L’attacco di ieri mattina, però, rappresenta l’episodio più grave da quando la tregua è entrata in vigore, riportando il sud del Libano nell’incubo dei bombardamenti.
Le autorità israeliane hanno diffuso un video che mostra i raid condotti in risposta ai razzi lanciati da Hezbollah, evidenziando la distruzione di siti infrastrutturali, lanciatori di missili e depositi di armi. Secondo l’esercito israeliano, gli attacchi mirano a neutralizzare le capacità offensive del gruppo sciita, considerato una minaccia costante per la sicurezza del paese.
La situazione resta estremamente volatile, con entrambe le parti che si accusano reciprocamente di aver violato gli accordi. Mentre Israele insiste sulla necessità di proteggere i propri cittadini, Hezbollah ribadisce che le azioni israeliane rappresentano una provocazione inaccettabile. Il rischio di una nuova escalation, che potrebbe trascinare la regione in un conflitto più ampio, è concreto, soprattutto considerando che questo è il primo attacco missilistico al confine settentrionale da dicembre.




