Draghi e Collison, il Rhine Group per risvegliare l’Europa tecnologica
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Redazione Economia
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Un'immagine che dice più di mille rapporti, quella che ritrae Mario Draghi, 78 anni, a fianco di Patrick Collison, 37 anni, il fondatore di Stripe, il colosso dei pagamenti digitali. Da una parte l'artefice della salvezza dell'euro e l'ex presidente del Consiglio italiano, dall'altra il genio irlandese che ha costruito un impero FinTech da decine di miliardi di dollari, un'alleanza che sembra uscita da un manuale di geopolitica economica ma che, invece, è già realtà operativa.
L'iniziativa, battezzata Rhine Group, è stata lanciata a fine agosto 2026 e si propone come un organismo senza scopo di lucro, con sede in Svizzera, il cui obiettivo dichiarato è quello di arginare il declino industriale e tecnologico del Vecchio Continente, partendo proprio dalle analisi e dalle proposte che Draghi aveva già messo nero su bianco nel suo celebre rapporto sulla competitività, commissionato dalla Commissione Europea nel 2024.
Un tavolo di notabili per un'Europa che arranca
Non si tratta dell'ennesimo circolo di discussione che produce carte da archiviare, ma di un tentativo concreto di mettere intorno a uno stesso tavolo chi il denaro e il potere decisionale li ha davvero. A condividere la presidenza con l'ex numero uno della Banca Centrale Europea c'è Patrick Collison, miliardario alla guida di Stripe, un'azienda che ha rivoluzionato il mondo dei pagamenti online e che, con la sua valutazione stratosferica, rappresenta una delle poche storie di successo tecnologico capaci di fare da contraltare alla supremazia americana e cinese.
La scelta del nome, Rhine Group, richiama simbolicamente il fiume che attraversa il cuore industriale dell'Europa, quasi a voler indicare che la rinascita non può che passare dal suo asse più produttivo, quello che unisce la Germania, la Francia, l'Italia e i Paesi del Benelux.
Ma è la composizione del gruppo a far discutere: banchieri, grandi imprenditori, tecnocrati ed economisti di orientamento liberale, una costellazione di personalità che per anni hanno guidato le sorti finanziarie del continente e che ora si riuniscono per cercare di trasformare le buone intenzioni in azioni politiche incisive.
Dalla teoria alla pratica, il peso delle cifre
Il punto di partenza è il rapporto sulla competitività europea che Draghi presentò due anni fa, un documento che suonava come un campanello d'allarme sulla lentezza burocratica, la frammentazione dei mercati e la scarsità di investimenti in ricerca e sviluppo rispetto a Stati Uniti e Cina. Il Rhine Group nasce con la missione di fare da acceleratore, di tradurre quelle centinaia di pagine in leggi, incentivi e progetti infrastrutturali, battendo un colpo su quei dossier che a Bruxelles finiscono troppo spesso nel dimenticatoio.
Se l'Europa fatica a fare massa critica, come dimostra il divario nelle capitalizzazioni di borsa tra le aziende europee e quelle americane, l'idea di fondo è che serva una regia unica, capace di orientare il risparmio privato e le risorse pubbliche verso settori strategici come l'intelligenza artificiale, i semiconduttori e le energie rinnovabili.
È la vecchia scuola del pensiero liberale che incontra la nuova frontiera della disruption tecnologica, un matrimonio di convenienza che punta a colmare il gap con le economie oltreoceano, dove l'amministrazione Trump, da più di un anno alla Casa Bianca, ha dato fiato a quella che molti definiscono la tecno-oligarchia, ossia un'alleanza stretta tra potere politico e colossi della Silicon Valley.
La sfida delle infrastrutture digitali e il ruolo di Stripe
In questo scenario, la presenza di Collison e di Stripe non è certo ornamentale. La società di pagamenti, che gestisce transazioni per milioni di aziende in tutto il mondo, rappresenta un tassello fondamentale per l'economia digitale europea, e il suo fondatore ha già manifestato in passato un interesse specifico per la ricerca scientifica e per i modelli di finanziamento dell'innovazione.
L'ingresso di un operatore privato di tale portata in un tavolo che coinvolge le istituzioni finanziarie più importanti del continente segna un cambio di passo rispetto al passato, quando la politica industriale era appannaggio esclusivo dei governi nazionali. L'ambizione, per certi versi, è quella di replicare il modello americano dei grandi centri di ricerca finanziati da fondazioni private, ma con una regia pubblica che ne garantisca l'indirizzo strategico.
Il Rhine Group, insomma, si propone come un ponte tra due mondi che troppo spesso hanno viaggiato su binari paralleli: quello della finanza tradizionale, rappresentato dai banchieri presenti al tavolo, e quello delle start-up tecnologiche, che guardano a Stripe come a un faro nel deserto delle difficoltà burocratiche europee.
L'incognita delle risorse e il metodo svizzero
La sede scelta per il think tank è la Svizzera, un Paese che non fa parte dell'Unione Europea ma che rappresenta storicamente un crocevia di capitali e un laboratorio di modelli economici basati sul pragmatismo. Questa collocazione, se da un lato garantisce una certa autonomia dalle dinamiche politiche di Bruxelles, dall'altro solleva interrogativi sulla capacità effettiva di influenzare le decisioni dei governi e della Commissione.
Il fatto che il gruppo sia composto da personalità di altissimo profilo, come dimostra la presidenza condivisa tra Draghi e Collison, non basta a garantire che le loro indicazioni vengano recepite, in un contesto come quello europeo dove gli interessi nazionali spesso prevalgono su quelli comuni. Tuttavia, la forza del Rhine Group risiede proprio nel suo peso specifico: quando un'ex presidente della Banca Centrale Europea e un imprenditore del calibro di Collison parlano all'unisono, è difficile che i ministri dell'Economia dei 27 Stati membri possano permettersi di ignorarli.
Il vero banco di prova, come sempre, sarà la capacità di trasformare le raccomandazioni in norme concrete, superando lo scoglio dei veti incrociati e delle resistenze interne.
L'alleanza tra generazioni per un nuovo corso
L'accoppiata Draghi-Collison è, in sé, un messaggio potentissimo. Il primo rappresenta la continuità, l'esperienza, la credibilità istituzionale maturata sui palcoscenici più difficili, dalla crisi del debito sovrano alla gestione della pandemia; il secondo è il volto della discontinuità, della velocità, della capacità di scalare un'idea fino a farla diventare un gigante globale. Insieme, coprono uno spettro di competenze che va dalla macroeconomia alla finanza applicata, dalla politica industriale all'ingegneria del software.
Non è un caso che l'iniziativa sia partita proprio in un momento storico in cui l'Europa sembra aver esaurito la spinta propulsiva dei primi anni del millennio, schiacciata tra la potenza di fuoco americana e l'aggressività commerciale cinese. Il Rhine Group non è una risposta agli slogan, ma un tentativo di strutturare un pensiero economico alternativo, che punti a ridurre la frammentazione e a creare un mercato unico dei capitali, condizione essenziale per finanziare le grandi opere digitali e le start-up ad alto contenuto tecnologico.
Che ci riesca o meno, è presto per dirlo; ma che abbia cominciato a mettere le persone giuste intorno al tavolo giusto, questo è un fatto che merita di essere registrato con attenzione.
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