L'Onu dice addio a Mercatore, la Groenlandia non è grande come l'Africa: sì alla nuova mappa del mondo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che segna un punto di svolta nella storia della cartografia, promuovendo l'abbandono della tradizionale proiezione di Mercatore a favore di una rappresentazione che restituisca all'Africa le sue reali dimensioni, storicamente ridimensionate da un inganno ottico durato secoli. La storica votazione, che si è tenuta venerdì sera, ha visto un larghissimo consenso con 166 voti a favore e una sola, significativa, opposizione: quella degli Stati Uniti, mentre sei Paesi hanno scelto di astenersi.

La risoluzione, promossa dal Togo e sostenuta da tutti i 54 membri dell'Unione Africana, rappresenta un atto politico e culturale di portata notevole, destinato a modificare gradualmente l'immagine del pianeta che utilizziamo nelle scuole, negli atlanti e sulle piattaforme digitali.

L'inganno della proiezione di Mercatore

Per comprendere la portata della decisione, occorre fare un salto indietro nel tempo fino al 1569, quando il cartografo fiammingo Gerardo Mercatore sviluppò una proiezione cilindrica che aveva il merito indiscutibile di preservare gli angoli e le forme, rendendola perfetta per la navigazione marittima, ma che presentava un difetto strutturale: la distorsione progressiva delle aree man mano che ci si allontanava dall'equatore.

Tale distorsione, frutto di un espediente matematico per trasformare la superficie sferica della Terra in una mappa piatta, ha finito per generare una percezione errata e radicata del mondo, in cui la Groenlandia, per fare un esempio eclatante, appare grande quanto l'Africa quando in realtà la superficie del continente africano è circa quattordici volte superiore a quella dell'isola artica.

Questa rappresentazione, che ha plasmato l'immaginario collettivo per generazioni, non è mai stata neutrale, e la risoluzione approvata dall'Onu si propone proprio di correggere un'anomalia che ha finito per riflettere, e talvolta legittimare, squilibri di potere e visioni geopolitiche datate.

Il significato politico di una mappa più equa

La risoluzione, il cui testo è stato co-sponsorizzato anche dalla Francia, non ha carattere vincolante, eppure il suo peso politico e culturale è tale da spingere governi, istituzioni educative e organismi internazionali a rivedere progressivamente le proprie rappresentazioni cartografiche; il ministro degli Esteri del Togo, Robert Dussey, ha sottolineato durante il dibattito all'Assemblea come le mappe non siano semplici strumenti tecnici, ma veri e propri atti di definizione del mondo, capaci di influenzare la percezione delle distanze, delle grandezze e persino dell'importanza relativa dei

Continenti. L'adozione di una proiezione più equa, che ridimensiona le terre dell'emisfero settentrionale e restituisce spessore al Sud del mondo, è stata accolta con favore dalla stragrande maggioranza dei delegati, i quali hanno visto in questo gesto un passo avanti verso una narrazione globale meno distorta e più rispettosa delle reali proporzioni geografiche.

L'opposizione solitaria degli Stati Uniti

A spezzare l'unanimità è stato il voto contrario degli Stati Uniti, un'eccezione che ha immediatamente acceso i riflettori sulle implicazioni politiche della scelta cartografica; l'amministrazione di Donald Trump, che ha espresso il proprio dissenso attraverso il rappresentante all'Onu, ha motivato la posizione americana con argomentazioni di natura pratica, sottolineando come la proiezione di Mercatore rimanga uno standard consolidato per la navigazione e l'aviazione, e che un suo abbandono repentino potrebbe creare complicazioni operative.

Tuttavia, molti osservatori hanno letto in questo voto solitario una chiara volontà di preservare una rappresentazione simbolica che, storicamente, ha enfatizzato le dimensioni e l'importanza del Nord America e dell'Europa a discapito dell'Africa, in un contesto politico in cui la Carta dell'Onu stessa viene spesso al centro di dibattiti sulla riforma degli equilibri di potere internazionali.

Verso un nuovo modo di guardare al pianeta

Il via libera dell'Assemblea Generale, che ha registrato anche sei astensioni, apre ora la strada a un percorso di transizione che coinvolgerà cartografi, editori e sviluppatori di piattaforme digitali, chiamati a ripensare i criteri con cui disegnano i confini del mondo; la scelta della nuova proiezione, che molto probabilmente sarà una variante della proiezione di Peters o una rappresentazione sferica interattiva, non è stata ancora definita nei dettagli tecnici, ma l'orientamento dell'Onu è chiaro: superare definitivamente un modello che ha compresso le dimensioni dell'Africa, rendendola

Un'isola in un oceano di distorsioni. Per il continente africano, che ha visto nella risoluzione un'occasione per rivendicare il proprio spazio simbolico sulla scena globale, si tratta di una vittoria culturale che va oltre la mera correzione geografica, toccando i nervi scoperti della rappresentazione e del potere, in un mondo sempre più interconnesso ma ancora legato a vecchi schemi visivi.

L'Onu, con questo voto, non ha riscritto i confini fisici della Terra, ma ha deciso di restituire alla percezione umana una verità matematica che i marinai del Cinquecento non potevano vedere, e che oggi, grazie a un consenso quasi plebiscitario, diventa finalmente patrimonio comune dell'umanità.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.