Milleproroghe, il governo affossa la legge Madia: niente più stabilizzazioni per i precari della ricerca dopo il 2026

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con la conversione in legge del decreto Milleproroghe, un passaggio che per ora ha ottenuto il via libera dalla Camera con 154 voti favorevoli, 64 contrari e 4 astenuti, l’esecutivo ha di fatto sancito la conclusione anticipata di un meccanismo, quello previsto dall’articolo 20 della legge Madia, che per anni aveva rappresentato, seppur tra mille difficoltà, l’unica via d’uscita dalla palude del precariato negli Enti Pubblici di Ricerca (EPR). Il testo, che ora passa all’esame del Senato per l’approvazione definitiva, non contiene alcuna proroga dei termini per le stabilizzazioni, decretando di fatto la cessazione di questa possibilità a partire dal 31 dicembre 2026 -1.

È una vicenda, quella dell’articolo 20, costellata da ostacoli fin dalla sua nascita. La sua applicazione, laddove è avvenuta, è stata spesso intralciata dai vertici stessi degli enti, che ne hanno forzato l’interpretazione con cavilli burocratici e letture restrittive, di fatto limitandone la portata. Nonostante questo, come sottolineano le rappresentanze sindacali, si è trattato dello strumento che, più di ogni altro, ha permesso di dare una parziale risposta all’ingiustizia del lavoro precario nella ricerca pubblica, un settore dove il ricorso a contratti a termine e assegni di ricerca si è protratto per anni, talvolta per decenni, ai limiti della legittimità -1.

La scelta del governo, accolta – secondo quanto denunciano i sindacati – con il silenzio-assenso se non con il convinto sostegno di buona parte dei Presidenti degli Enti di ricerca, arriva in un contesto di risorse già drammaticamente esigue. L’ultima legge di Bilancio aveva stanziato fondi irrisori per le nuove assunzioni, confermando peraltro un taglio del 25% sulle assunzioni programmate per il 2026. In questo quadro, il diniego a tutti gli emendamenti presentati in Parlamento che chiedevano di estendere la finestra utile per le stabilizzazioni fino al 2028 appare come l’ennesimo segnale di disinteresse verso il destino di migliaia di ricercatori e tecnici -1.

Il paradosso dei piani di fabbisogno e il futuro dei precari

Dal primo gennaio 2027, quindi, i lavoratori precari degli EPR si troveranno di fronte a un bivio obbligato: per chi ha accumulato tre anni di contratti a termine, scatterà la fuoriuscita automatica; stessa sorte per coloro che sono stati ingabbiati in forme di collaborazione parasubordinata o che vedranno esaurirsi i fondi del PNRR, spesso l’unica fonte di finanziamento dei loro assegni di ricerca -1. La retorica, quella che i vertici degli enti ripetono come un mantra, è che a risolvere tutto arriveranno i concorsi. Ma i numeri contenuti nei piani triennali di fabbisogno del personale, approvati dalla maggior parte degli enti, raccontano una verità ben diversa: gli spazi per assorbire l’attuale precariato sono risibili, limitati a una frazione minima dei lavoratori interessati.

L’unica norma ancora formalmente in vigore, l’articolo 12 bis del Dlgs 218/2016, permette di trasformare a tempo indeterminato, tramite procedure concorsuali riservate, una parte dei contratti a termine, ma solo nei limiti del 50 per cento delle risorse assunzionali annuali. Una goccia nel mare, considerando che gli stessi piani triennali degli enti, anche volendo applicare questa disposizione al massimo delle loro potenzialità, non sarebbero comunque in grado di risolvere strutturalmente il problema del precariato storico -1.

Le misure per la sanità tra scudo penale e reclutamento

Mentre per il mondo della ricerca si chiude una porta, il decreto Milleproroghe apre o conferma diversi interventi in ambito sanitario, a testimonianza di un’attenzione selettiva del legislatore. Tra le norme più rilevanti, spicca la proroga fino al 31 dicembre 2026 del cosiddetto “scudo penale” per i medici: anche per il prossimo anno, la responsabilità penale degli esercenti le professioni sanitarie sarà limitata ai soli casi di colpa grave, e solo in situazioni di accertata carenza di organico -3-6. Una misura, questa, che riguarda i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose commessi nell’esercizio della professione, e che era stata introdotta durante l’emergenza pandemica per tutelare i sanitari operanti in condizioni di stress e sovraccarico.

Sul fronte del personale, il provvedimento contiene un pacchetto di misure che mirano a garantire flessibilità e continuità assistenziale. Viene prorogata fino al 31 dicembre 2026 la possibilità per i medici di trattenersi in servizio volontariamente fino al compimento del 72esimo anno di età, una disposizione che interessa i dirigenti medici e sanitari, esclusi i professori universitari, e che consente di tamponare le carenze di organico -6. Allo stesso modo, si estendono i termini per il reclutamento di personale a tempo determinato, inclusa la possibilità per le aziende sanitarie di conferire incarichi a medici laureati abilitati anche se privi di specializzazione, e di assumere a tempo indeterminato personale del ruolo sanitario e sociosanitario che abbia maturato almeno diciotto mesi di servizio tra il 2020 e il 2026 -3.

Il dibattito parlamentare e le tensioni nella maggioranza

L’iter di conversione del decreto non è stato privo di scossoni. Il ricorso al voto di fiducia in Aula alla Camera, che ha blindato il testo e limitato il dibattito, è stato il sintomo di una maggioranza apparsa divisa e litigiosa. Come ha osservato la deputata Bonetti di Azione durante le discussioni parlamentari, lo stallo che ha caratterizzato l’esame del provvedimento, con un terzo degli emendamenti accantonati e mai discussi nonostante il parere talvolta favorevole del governo, è la spia di “fratture” profonde all’interno della coalizione -4. Un quadro, quello descritto dall’esponente di Azione, che lascia presagire un anno pre-elettorale complesso, dove le contrapposizioni interne rischiano di paralizzare l’azione di governo e di lasciare irrisolte questioni cruciali per il paese -4.

Intanto, il testo approvato a Montecitorio si arricchisce di una serie di altre proroghe che toccano vari settori: dallo slittamento al 2027 dell’entrata in vigore dei nuovi Testi Unici tributari, alla proroga fino a settembre delle assemblee societarie in modalità semplificata, fino allo stop per tutto il 2026 all’aggiornamento delle multe stradali -2-6. Misure eterogenee che attendono ora il vaglio definitivo del Senato, dove si giocherà l’ultimo atto di una partita che, per i precari della ricerca, si è già chiusa con un verdetto amaro.

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