Mosca: la pace a un passo, ma l'Ue la affossa secondo il vice ministro Ryabkov

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Secondo quanto dichiarato dal vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, nel corso del talk show “60 Minuti” su Rossija-1, una soluzione definitiva al conflitto in Ucraina non è mai stata così vicina, nonostante gli sforzi, a suo dire, di Kiev e dei suoi partner europei per “affossare l’accordo”. Ryabkov, le cui parole riecheggiano in un momento di intensificati raid aerei russi sul suolo ucraino, ha fissato una data simbolica, il 25 dicembre 2025, descrivendola come “una pietra miliare” nella memoria collettiva, il giorno in cui i negoziatori si sarebbero “avvicinati molto a una soluzione”. La possibilità di dare “la spinta finale”, ha però precisato il diplomatico, dipende in ultima analisi dal lavoro delle parti e dalla loro volontà politica, un elemento che, nelle sue valutazioni, sembrerebbe mancare sul versante opposto.

Il piano in venti punti e l’incontro chiave in Florida

Sullo sfondo di queste dichiarazioni, che arrivano dalla capitale russa mentre il conflitto prosegue con la sua scia di distruzione, si colloca l’imminente e cruciale vertice tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, fissato per domenica in Florida. L’incontro, atteso con particolare trepidazione dalle cancellerie di mezzo mondo, avrà al centro del dibattito un articolato piano di pace strutturato in venti punti, frutto dei precedenti colloqui tra Washington e Kiev. Se da un lato Mosca insiste nel dipingere un quadro di trattative avanzate, dall’altro l’incontro a Mar-a-Lago rappresenta un momento decisivo per gli ucraini, che cercano un allineamento strategico con l’alleato americano in una fase così delicata.

Le accuse reciproche e la complessità del negoziato

La narrazione proposta da Ryabkov, la quale accusa esplicitamente l’Europa di aver “raddoppiato” o addirittura “rafforzato” gli sforzi per sabotare un’intesa, riflette la profonda sfiducia che continua a caratterizzare i rapporti tra le parti in causa. Tale retorica, per quanto possa apparire come un tentativo di esercitare pressione mediatica alla vigilia di appuntamenti cruciali, sottolinea le immense difficoltà di un percorso diplomatico costellato di reciproche diffidenze. È evidente, del resto, che ogni dichiarazione pubblica viene calibrata non solo per il consumo interno ma anche per influenzare i negoziati, in un gioco di percezioni dove la prossimità alla pace viene brandita come un’arma politica.

Il contesto operativo e le prospettive incerte

Mentre la diplomazia tenta di trovare una via d’uscita, le operazioni militari sul campo non concedono tregua, con bombardamenti che continuano a colpire infrastrutture civili e obiettivi strategici, rendendo ancora più fragile qualsiasi cornice di dialogo. L’evolversi della situazione, pertanto, rimane strettamente legato a una duplice dinamica: da una parte, gli sviluppi dei colloqui tra Stati Uniti e Ucraina, che potrebbero ridisegnare gli equilibri di supporto a Kiev; dall’altra, la reale disponibilità di Mosca a scendere a compromessi concreti, al di là delle dichiarazioni ottimistiche trasmesse in televisione. La prossima settimana, con l’esito del vertice in Florida, potrebbe fornire indicazioni più chiare sulla direzione che prenderanno gli eventi.

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