Miele ricorre contro l'ineleggibilità di Malagò alla presidenza FIGC
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Redazione Sport
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Renato Miele, ex calciatore della Lazio e ora avvocato, ha presentato ricorso al Tribunale nazionale federale contro la decisione di non ammettere la sua candidatura alla presidenza della FIGC, motivata dal mancato accredito da parte di una delle componenti federali. L’istanza di Miele non si limita a contestare la propria esclusione, ma solleva dubbi anche sulla presunta ineleggibilità di Giovanni Malagò, uno dei due candidati ammessi, in base alla normativa vigente.
Questioni legali e legge Severino
Al centro della controversia c’è la legge Severino, che prevede il divieto di “pantouflage” o 'cooling off period', impedendo a chi ha ricoperto incarichi apicali in enti pubblici di assumere ruoli in soggetti privati sotto la loro vigilanza nei tre anni successivi. La presunta incompatibilità di Malagò con questa norma ha spinto il senatore Roberto Marti della Lega a presentare un’interrogazione parlamentare al ministro per lo Sport, Andrea Abodi, per chiarire la situazione e valutare eventuali implicazioni legali sulla candidatura.
Il contesto della candidatura di Malagò
Giovanni Malagò ha motivato la propria decisione di candidarsi alla presidenza della FIGC con il termine recente della gestione dei Giochi di Milano-Cortina, durata sei anni e mezzo, durante la quale ha sviluppato contatti stretti con numerosi club italiani. Secondo quanto dichiarato, ha ricevuto l’appoggio di 19 squadre di Serie A in tempi molto rapidi, un sostegno senza precedenti nelle recenti elezioni federali, segnalando un consenso significativo all’interno del mondo calcistico nazionale.
Implicazioni per il calcio italiano
Il ricorso di Miele e l’interrogazione parlamentare pongono la FIGC al centro di una questione istituzionale rilevante, che combina aspetti legali e regolamentari con dinamiche di governance sportiva. La situazione mette in evidenza la necessità di un chiarimento formale sulle regole di eleggibilità e sul rispetto della legge Severino, influenzando sia la credibilità delle procedure federali sia la partecipazione dei candidati nei futuri processi decisionali del calcio italiano.




