Tajani presenta il piano per il turismo delle radici, mentre sulle destinazioni dei fondi restano dubbi
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Redazione Interno
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Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, ha presieduto a Villa Madama l’evento di presentazione degli interventi per il rafforzamento del “Turismo delle radici”, un progetto ambizioso finanziato attraverso il Fondo Sviluppo e Coesione. L’incontro, moderato dalla giornalista Giovanna Pancheri e caratterizzato dalla partecipazione del Presidente della National Italian American Foundation, Robert V., ha delineato le coordinate di un’iniziativa che intende valorizzare il legame profondo tra l’Italia e le persone di origine italiana sparse per il mondo, invitandole a riscoprire i luoghi d’origine delle proprie famiglie. L’obiettivo dichiarato, come emerso nel corso della conferenza, è quello di creare un circuito virtuoso capace di generare indotti economici significativi, specialmente in quelle aree del Paese più colpite dal fenomeno dello spopolamento, puntando su un’offerta culturale e esperienziale autentica e profondamente radicata nel territorio.
Il maxi-progetto per l'Irpinia e la strategia contro lo spopolamento
In un successivo appuntamento, tenutosi presso la Prefettura di Avellino alla presenza anche del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, il “Turismo delle radici” ha mostrato la sua concretezza con un maxi progetto dedicato al rilancio dell’Irpinia. L’iniziativa, che si prefigge l’arduo compito di invertire la tendenza demografica negativa e di favorire il ritorno di persone in quei luoghi, rappresenta una delle applicazioni più evidenti della strategia governativa. Viene così articolata una visione che, muovendosi su un doppio binario, coniuga la promozione di un patrimonio identitario unico con la necessità di uno sviluppo economico stabile e duraturo per le aree interne, le quali potranno contare su nuove risorse per infrastrutture e servizi.
Le ombre sulla selezione delle città beneficiarie
Accanto alla presentazione ufficiale dei piani, tuttavia, permangono alcuni interrogativi non risolti riguardo alle modalità con cui sono state scelte le destinazioni dei fondi. Un’inchiesta giornalistica ha sollevato, infatti, serie questioni sulla paternità della decisione di destinare una cospicua parte delle risorse, precisamente 70 milioni di euro sui 200 totali, a tre comuni pugliesi, ovvero Brindisi, Ginosa e Santa Cesarea Terme. La Farnesina ha sempre categoricamente negato che tra questa selezione e le imminenti scadenze elettorali, come le elezioni regionali, potesse sussistere un nesso, sebbene l’assegnazione di tali ingenti finanziamenti per la realizzazione o ristrutturazione di impianti sportivi appaia a molti osservatori una mossa dal timing quantomeno singolare.
Il mistero irrisolto dell'assegnazione dei fondi
Quello che resta, al di là delle smentite ufficiali, è un grande punto interrogativo che attende ancora una spiegazione convincente e trasparente. La mancanza di un “padre” riconosciuto per la scelta delle tre città pugliesi, infatti, alimenta perplessità e richieste di chiarezza su quali siano stati i criteri adottati nella ripartizione delle somme. Se da un lato, quindi, il “Turismo delle radici” viene promosso come una leva di crescita per territori bisognosi di rivitalizzazione, dall’altro la sua attuazione pratica si scontra con un caso che evidenzia come i processi decisionali dietro l’allocazione di fondi pubblici così consistenti non sempre siano lineari e di immediata comprensione, lasciando spazio a zone d’ombra che la politica è chiamata a dissipare.




