La revoca delle nomine nel comitato vaccini divide la maggioranza: Lega e FdI contro Schillaci

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La retromarcia del ministero della Salute sul rinnovo del Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni (Nitag) ha trasformato una questione amministrativa in uno scontro politico, rivelando crepe nell’esecutivo che difficilmente potranno essere ricomposte prima dell’autunno. Orazio Schillaci, che aveva inizialmente nominato due esperti criticati dal mondo scientifico per le loro posizioni vicine alle tesi no vax – Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle –, ha fatto marcia indietro sotto la pressione delle proteste, tra cui una petizione firmata da 35mila persone, sostenuta anche dal Nobel Giorgio Parisi e dal farmacologo Silvio Garattini. Ma la decisione, presa senza coordinarsi con Palazzo Chigi, ha sollevato malumori in Fratelli d’Italia, mentre Forza Italia ha invece approvato la scelta del ministro.

Giorgia Meloni, che pure aveva difeso il principio del «pluralismo» nel comitato, ha espresso chiaramente il suo disappunto, lasciando intendere che Schillaci abbia agito senza consultare la premier. «Si è messo in un vicolo cieco da solo», commentano fonti vicine all’esecutivo, sottolineando come questa sia la prima volta in cui il ministro prende un’iniziativa autonoma di tale portata. La Lega, dal canto suo, pur non esprimendosi pubblicamente in modo netto, sembra allinearsi alle critiche di Fdi, mentre i tecnici del governo osservano con preoccupazione l’effetto domino di una polemica che rischia di riaccendere il dibattito sui vaccini, tema sensibile per un’alleanza già divisa al suo interno.

La scelta di Schillaci di rimandare a settembre la formazione del nuovo comitato – con il coinvolgimento degli ordini dei medici – è stata letta come un tentativo di far sedimentare le tensioni. Ma il danno politico è ormai fatto. La lista pubblicata il 5 agosto, poi ritirata, aveva provocato reazioni durissime non solo nella comunità scientifica, ma anche tra i partiti, costringendo il ministro a una correzione di rotta che, però, non ha placato gli animi.

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