Meloni contrariata dalla mossa di Schillaci sul comitato vaccini: «Scelta non condivisa»
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Redazione Interno
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Palazzo Chigi non ha digerito la decisione del ministro della Salute Orazio Schillaci di revocare l’intero Nitag, il Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, dopo le polemiche scatenate dall’ingresso di due esperti critici – sebbene non apertamente "no vax" – come Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle. La premier Giorgia Meloni, stando a quanto trapelato da fonti vicine all’esecutivo, avrebbe espresso un netto disappunto per una mossa definita «non concordata», ribadendo al contempo la volontà di garantire «pluralismo» nelle scelte tecniche.
La vicenda, che nelle ultime ore ha monopolizzato il dibattito politico-istituzionale, ha avuto una svolta repentina. Se nella prima parte della giornata sembrava che la revoca del comitato – voluta da Schillaci per spegnere le proteste – avesse chiuso la questione, in serata è emerso con chiarezza come la premier non gradisca affatto lo scioglimento dell’organismo, ritenuto cruciale per definire la strategia vaccinale dei prossimi tre anni.
A innescare il caso era stata, giorni fa, la nomina di Bellavite e Serravalle, entrambi noti per posizioni scettiche sull’efficacia di alcuni vaccini, sebbene abbiano più volte precisato di non appartenere alla galassia antivaccinista. La loro presenza aveva provocato le immediate dimissioni di Francesca Russo, ex coordinatrice della campagna anti-Covid in Veneto, e una petizione firmata, tra gli altri, dal Nobel Giorgio Parisi.
Ciò che lascia perplessi, tuttavia, è la scelta di Schillaci di cancellare l’intero comitato – composto da 22 membri – anziché limitarsi a sostituire i due esperti contestati. Una mossa definita da più parti «sproporzionata», se non addirittura controproducente, tanto da far parlare di «toppa peggiore del buco».




