Rilasciato su cauzione Hannibal Gheddafi, detenuto in Libano per un decennio
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Redazione Esteri
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Dopo esattamente dieci anni di reclusione, Hannibal Gheddafi, figlio dell’ex rais libico Muammar, ha varcato i cancelli del carcere in seguito al versamento di una cauzione, come confermato dall’agenzia di stampa nazionale libanese NNA e dal suo legale, Laurent Bayon. La detenzione, protrattasi per un intero decennio, trovava la sua origine nelle accuse di aver occultato informazioni cruciali riguardanti la scomparsa dell’imam sciita Musa Sadr, evento che ha segnato profondamente la storia mediorientale e i cui contorni restano, nonostante il tempo trascorso, avvolti in un fitto mistero. L’operazione che ha condotto alla sua scarcerazione, la quale era stata formalmente predisposta dalla magistratura libanese già nello scorso mese di ottobre, si è concretizzata solo dopo che i suoi difensori hanno adempiuto a un ingente obbligo finanziario e hanno completato le necessarie formalità burocratiche presso la Direzione generale della sicurezza generale, un passaggio obbligato per tutti i detenuti di nazionalità straniera.
Le accuse legate alla scomparsa dell'imam
Il lungo periodo di detenzione di Hannibal Gheddafi è stato interamente determinato dalla sua presunta correlazione con il caso della sparizione dell’imam Musa Sadr, avvenuta in Libia nel lontano 1978 assieme a due suoi stretti collaboratori. Le autorità libanesi, le quali hanno sempre considerato la vicenda una ferita aperta, sostenevano che il figlio del defunto leader potesse detenere elementi conoscitivi decisivi per fare piena luce su una delle pagine più oscure e controverse dei rapporti tra i due paesi. L’accusa, che non si è mai tramutata in una sentenza definitiva, costituiva il perno giuridico su cui poggiava la sua privazione della libertà, un capo di imputazione grave che ha tenuto viva per anni l’attenzione dell’opinione pubblica e delle diplomazie coinvolte, sebbene le concrete responsabilità individuali non siano mai state acclarate in sede processuale.
L'iter giudiziario e la cauzione versata
Il percorso che ha infine condotto alla scarcerazione è stato caratterizzato da una notevole evoluzione sul piano delle condizioni economiche richieste. Inizialmente, infatti, la giustizia libanese aveva stabilito una cauzione di entità straordinaria, fissata a undici milioni di dollari, una somma che appariva proibitiva e che di fatto ne prolungava la permanenza in cella. Successivamente, in un ribaltamento della posizione giudiziaria, l’importo è stato drasticamente ridotto a poco meno di novecentomila dollari, per la precisione ottocentonovantatremila, un alleggerimento che ha reso concretamente percorribile la via della libertà provvisoria. Il versamento di tale somma, gestito dai suoi avvocati, ha rappresentato l’atto finale di una complessa procedura, permettendo di regolarizzare una posizione che lo tratteneva in custodia da un tempo davvero significativo.
La conferma degli avvocati e le procedure
La conferma ufficiale del rilascio è giunta, senza lasciare spazio a dubbi, dal suo legale, Laurent Bayon, il quale ha comunicato all’agenzia France-Presse l’avvenuto compimento di tutte le formalità. L’avvocato ha sottolineato come, dopo il pagamento, si sia reso necessario recarsi personalmente presso gli uffici della sicurezza generale per ultimare la complessa trafila amministrativa, un adempimento standard per i casi che coinvolgono cittadini non libroni. Questo passaggio, sebbene possa apparire come una mera questione burocratica, ha segnato il momento giuridicamente decisivo che ha sancito la fine della sua detenzione, chiudendo un capitolo durato dieci anni e aprendo, di fatto, una nuova fase della sua vicenda personale e giudiziaria, la cui definizione sul merito delle accuse rimane tuttora in sospeso.




