Hannibal Gheddafi è libero, dopo dieci anni di detenzione in Libano
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Redazione Esteri
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La notizia, riportata dall'agenzia di stampa nazionale NNA, segna una svolta in una vicenda giudiziaria che per un decennio ha tenuto il figlio del defunto rais libico lontano dalla libertà. La sua scarcerazione, avvenuta dietro il versamento di una cauzione di 893.000 dollari, interrompe un periodo di detenzione caratterizzato dall'assenza di un processo, un fatto che aveva sollevato perplessità in ambito internazionale. I suoi legali, dopo aver regolarizzato la posizione presso la Direzione generale della sicurezza generale, hanno quindi potuto varcare con lui le soglie del carcere.
Il lungo braccio di ferro legale e la cauzione
La decisione della giustizia libanese, che in un primo momento aveva stabilito una cifra esorbitante per la libertà provvisoria, pari a undici milioni di dollari, ha visto in seguito una significativa riduzione, portandola a poco meno di novecentomila. Questo accadeva lo scorso ottobre, ma solo ora si sono create le condizioni pratiche per l'uscita, che poggia su un atto formale comune per i detenuti stranieri. Il percorso, insomma, è stato lungo e articolato, segnato da rinvii e da una complessa trattativa tra le difese e le autorità locali.
L'ombra della scomparsa dell'imam Musa Sadr
Il motivo della sua reclusione risiedeva nell'accusa, mai provata in un'aula di tribunale, di aver celato informazioni cruciali sulla sorte dell'imam sciita Musa Sadr, scomparso in Libia nel 1978 insieme a due suoi stretti collaboratori. Un mistero, quello della sparizione del leader religioso, che per decenni ha avvelenato i rapporti tra Beirut e Tripoli e per il quale, secondo l'accusa libanese, il padre di Hannibal sarebbe stato il responsabile ultimo. La detenzione del figlio è sempre apparsa, in questa prospettiva, come una forma di pressione per ottenere verità che non sono mai emerse.
Un passato turbolento tra Svizzera e Siria
Quella libanese non è stata, del resto, la prima esperienza carceraria per Hannibal Gheddafi. La sua figura, nel corso degli anni Duemila, era balzata agli onori della cronaca per una crisi diplomatica tra la Libia e la Svizzera, quando nel 2008 fu arrestato a Ginevra con l'accusa di aver malmenato due domestici. Anche in quell'occasione, dopo appena due giorni, era uscito su cauzione, per poi fuggire in Siria dove si era ricongiunto con la moglie, prima di essere infine tratto in arresto in territorio libanese, che lo avrebbe trattenuto senza un regolare giudizio.




