Inflazione, l’Italia torna sopra il 3%: energia e Medio Oriente riaccendono i prezzi

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo una tregua durata circa tre anni, il fantasma del caro-vita torna a far sentire il proprio peso sulle economie familiari italiane.

I dati preliminari diffusi dall’Istat – che di solito fungono da termometro anticipato delle tensioni sui listini – registrano a maggio un incremento congiunturale dello 0,4% e un balzo tendenziale del 3,2%, un valore che lascia ben poco spazio a facili ottimismi se si considera che solo ad aprile l’asticella si fermava al +2,7%. aduc +1

A determinare questa brusca accelerazione è la consueta, quanto temuta, triade composta da bollette, carburanti e trasporti, tutti comparti la cui volatilità è strettamente legata alle dinamiche geopolitiche che stanno infiammando il Medio Oriente. aduc +1

Il peso specifico dell'energia e i riflessi sull'indice generale

Guardando nel dettaglio i dati dell’istituto di statistica, emerge con chiarezza il fattore scatenante di questa nuova fiammata.

Il costo dei beni energetici non regolamentati – quelli cioè soggetti alle libere variazioni del mercato – ha subito un'impennata del 12,6% su base annua, un dato che quasi raddoppia il +9,6% fatto registrare il mese scorso.

Parallelamente, anche i prodotti regolamentati (come luce e gas per i clienti del mercato tutelato) hanno subito una revisione al rialzo, assestandosi a +5,8%. altoadige +1

Se a queste voci si aggiungono i rincari dei servizi legati ai trasporti (+1,8%) e di quelli ricreativi e culturali (+3,0%), il quadro che si delinea è quello di una pressione inflattiva diffusa a macchia d’olio, capace di erodere il potere d’acquisto non solo al distributore o in bolletta, ma anche in settori apparentemente distanti come il tempo libero. altoadige +1

Il crollo delle materie prime e il blocco dello Stretto di Hormuz

La radice di questo trend, come evidenziato anche dalle analisi degli istituti internazionali, affonda le sue origini nella crisi mediorientale e, in particolare, nelle conseguenze economiche derivanti dal blocco navale nello Stretto di Hormuz. aduc +1

Questo snodo strategico, attraverso cui transita una fetta consistente del petrolio mondiale, rappresenta il classico collo di bottiglia la cui strozzatura ha effetti immediati sui listini dell’energia; le ripercussioni, in un sistema economico interconnesso come il nostro, finiscono inevitabilmente per gravare sulle materie prime e sulla logistica, mettendo in difficoltà una filiera produttiva già provata dalle crisi passate. aduc +1

Ne consegue un aumento generalizzato dei costi operativi per le imprese – che devono far fronte a spese correnti più elevate – con l’inevitabile trasferimento del maggior costo finale sul prezzo dei beni esposti sugli scaffali. altoadige +1

Il paradosso del mercato del lavoro e il rallentamento degli alimentari

C’è però un’altra faccia della medaglia, e riguarda il mondo del lavoro. Nella stessa tornata di rilevazioni, l’Istat ha rivisto al rialzo le stime relative al Prodotto Interno Lordo del primo trimestre, portandolo a +0,3%, mentre il tasso di disoccupazione è sceso toccando minimi storici che non si registravano dai primi anni Duemila. aduc +1

Un’inversione di tendenza solo apparentemente positiva: se da un lato l’aumento dell’occupazione e la crescita del Pil dovrebbero sostenere i consumi, dall’altro l’attuale scenario rischia di alimentare una pericolosa spirale qualora le richieste salariali dei sindacati iniziassero a inseguire i rincari. altoadige +1

Fortunatamente, a frenare la corsa dell’indice generale ci pensa il comparto alimentare; i prezzi del "carrello della spesa" mostrano infatti un tasso di crescita stabile (+2,3%), che, pur non alleggerendo il peso sulle tasche dei consumatori, evita almeno un’accelerazione ulteriore del tasso di fondo, salito comunque all’1,8%. aduc +1

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