Aggredisce l'ex compagno e tenta di investirlo con l'auto: arrestata una donna a Gallarate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dall'affidamento in prova ai servizi sociali al carcere. È un salto drastico, quello compiuto dalla protagonista di una vicenda di cronaca nera che ha scosso la città di Gallarate, nel Varesotto. Il magistrato di Sorveglianza, recependo le risultanze di un'inchiesta serrata condotta dalla Polizia di Stato, ha infatti disposto l'aggravamento della misura alternativa già concessa alla donna, la quale, a seguito di un episodio di violenza particolarmente grave, è stata arrestata e condotta in cella.

L'epilogo giudiziario giunge al termine di indagini che si sono concentrate su quanto accaduto lo scorso 16 luglio, quando la donna, in evidente stato di alterazione, si è resa protagonista di una furiosa aggressione ai danni del suo ex compagno.

La ricostruzione dell'aggressione nel bar di via Pegoraro

Secondo la ricostruzione operata dagli investigatori del Commissariato di Gallarate, i fatti risalgono al pomeriggio del 16 luglio. La donna si sarebbe presentata nel bar gestito dall'ex compagno, situato in via Pegoraro, in uno stato di palese alterazione psicofisica riconducibile all'abuso di alcol. Una volta all'interno del locale, la sua condotta sarebbe rapidamente degenerata: l'ex compagno e il padre di lui sono stati aggrediti fisicamente, con schiaffi al volto e minacce gravi, in un crescendo di violenza che ha gettato nello sconcerto i presenti.

Non contenta, la donna, uscita dal locale, avrebbe poi compiuto un gesto ancora più estremo, tentando di investire l'uomo con la propria autovettura, fermandosi a pochi centimetri da lui e mettendo a repentaglio la sua incolumità.

La misura alternativa e il ruolo del magistrato di sorveglianza

La vicenda, già di per sé grave, assume un peso specifico ancor più rilevante alla luce della posizione giudiziaria della donna. Lei, infatti, non era una persona incensurata, ma risultava già sottoposta a una misura alternativa alla detenzione, nello specifico l'affidamento in prova ai servizi sociali, per l'esecuzione di una precedente sentenza di condanna.

La legge prevede che il beneficio possa essere revocato o aggravato qualora il soggetto commetta nuovi reati o violi le prescrizioni imposte; e in questo caso, la condotta tenuta lo scorso luglio è apparsa ai magistrati talmente grave da rendere incompatibile la prosecuzione della misura alternativa. Il magistrato di Sorveglianza, valutata la richiesta degli operatori del Commissariato di Pubblica Sicurezza, ha dunque emesso un provvedimento di aggravamento che ha disposto il ritorno in carcere della donna.

L'intervento della Polizia di Stato e il carcere

A dare esecuzione al provvedimento restrittivo sono stati gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Gallarate, che hanno rintracciato la donna e l'hanno condotta in carcere. Il lavoro degli investigatori, avviato subito dopo l'aggressione al bar, è stato determinante per raccogliere il materiale probatorio sufficiente a sostenere la richiesta di aggravamento della misura.

Le testimonianze delle persone presenti nel locale e i riscontri oggettivi hanno permesso di ricostruire con precisione la dinamica e la pericolosità della condotta, portando all'arresto per i reati di percosse, minacce gravi e tentate lesioni. Una vicenda che dimostra come, anche per chi beneficia di misure alternative, la reiterazione di condotte violente possa comportare conseguenze drastiche e immediate, con il ritorno dietro le sbarre a scontare il residuo della pena.

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