Il recupero del Corpo di Rodolfo Franguelli, l’uomo precipitato in un crepaccio sul Monte Rosa mentre cercava di salvare uno sconosciuto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
È tornato alla luce, dopo essere rimasto intrappolato per quasi quattro giorni nel ventre di ghiaccio della montagna, il corpo senza vita di Rodolfo Franguelli, il sessantunenne di Gallarate la cui storia, nel bene e nel male, ha varcato i confini regionali per la drammaticità delle circostanze che hanno portato al suo decesso. Nella prima finestra di bel tempo utile, dopo giorni di attesa forzata imposti da condizioni meteorologiche proibitive che avevano reso qualunque tentativo semplicemente troppo rischioso per l’incolumità degli stessi soccorritori, l’elicottero è decollato da Gressoney-La-Trinité e ha riportato le squadre del Soccorso alpino valdostano e della Guardia di finanza a quattromila metri di quota, precisamente sulla Piramide Vincent, nel massiccio del Monte Rosa. Le operazioni, della durata di circa cinque ore, si sono concentrate in quel punto impervio dove il crepaccio, una profonda ferita nel ghiacciaio, aveva inghiottito Franguelli sabato scorso, il 28 febbraio.
L’incidente, che ha scosso profondamente l’ambiente degli appassionati di montagna e non solo, si era verificato nel primo pomeriggio di quel sabato mentre Franguelli, assieme ad un gruppo di compagni, stava affrontando l’itinerario che conduce verso la vetta. Dinanzi a loro, un’altra cordata di scialpinisti francesi procedeva lungo il medesimo percorso, quando improvvisamente uno di loro, un uomo di una quarantina d’anni, è precipitato in una fenditura del ghiaccio. Alla vista della scena, Franguelli e un altro alpinista italiano, Pietro Daniele, pure lui di Gallarate e di 38 anni, non hanno esitato un istante: si sono avvicinati per prestare soccorso a quegli sconosciuti, unendosi alle ricerche che i compagni della vittima avevano già avviato con l’Artva, l’apparecchio per la ricerca in valanga. Ed è stato in quel frangente, nel momento più alto e puro dell’altruismo umano, che la tragedia si è compiuta. Il ponte di neve sul quale i due italiani stavano transitando per raggiungere il punto dove era caduto il francese ha ceduto sotto il loro peso, spalancando un baratro e inghiottendo entrambi per una trentina di metri.
L’allarme, scattato immediatamente, ha mobilitato un imponente dispositivo di soccorso che ha visto l’intervento di due elicotteri e di numerosi tecnici del Soccorso alpino e della Guardia di finanza, calatisi sul luogo. Pietro Daniele e lo scialpinista francese, seppur feriti e provati dall’ipotermia, sono stati recuperati abbastanza rapidamente e trasportati all’ospedale Parini di Aosta, dove le loro condizioni, complicate da traumi e contusioni, non sono mai state giudicate critiche. Ben diversa, invece, la situazione per Rodolfo Franguelli: la sua posizione all’interno del crepaccio, incastrato tra le lame di ghiaccio a una profondità maggiore e in un punto di difficilissimo accesso, non ha lasciato scampo. Quando i tecnici, con manovre alpinistiche complesse e rischiose, sono riusciti a raggiungerlo, per lui non c’era già più nulla da fare. La dinamica della caduta e la conformazione del crepaccio non lasciavano spazio a interpretazioni, come confermato dal medico, rendendo vano qualunque tentativo di rianimazione.




