Il recupero del Corpo di Rodolfo Franguelli, lo scialpinista caduto nel crepaccio sul Monte Rosa, rimandato a domani per il maltempo
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Redazione Interno
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Ancora fermo, bloccato dalla necessità di una finestra meteorologica che si dimostri almeno per qualche ora clemente, il recupero della salma di Rodolfo Franguelli. Lo scialpinista sessantunenne di Gallarate, precipitato sabato pomeriggio in un crepaccio sulla Piramide Vincent, a quattromila metri di quota sul Monte Rosa, rimane intrappolato tra le pareti di ghiaccio a una profondità di trenta metri, in una posizione che rende le operazioni estremamente complesse. I tecnici del Soccorso Alpino Valdostano, coadiuvati dai finanzieri del Sagf di Cervinia e Alagna, dovranno attendere almeno fino a domani, martedì 3 marzo, per potersi nuovamente levare in volo e tentare di raggiungere quel punto impervio: la valutazione, espressa dal direttore del Soccorso Alpino Valdostano Paolo Comune, è che servano dalle cinque alle sei ore consecutive di condizioni favorevoli, un lusso che l'alta montagna in questi giorni non si è concessa.
L’intervento, già tentato nelle ore immediatamente successive all’incidente, era stato sospeso per l'arrivo dell'oscurità e il conseguente aumento dei rischi per gli stessi soccorritori, e le speranze di trovare l'uomo ancora in vita, dopo due notti trascorse a temperature di molti gradi sotto lo zero e senza possibilità di riparo, si erano rapidamente dissolte. La dinamica che ha portato alla tragedia, ricostruita nelle linee essenziali dagli inquirenti, parla di un gesto di istintiva generosità: Franguelli, che faceva parte di una comitiva di scialpinisti diretti verso la vetta, si era infatti fermato insieme a un compagno per prestare soccorso a un altro escursionista, un francese di quarant’anni che li precedeva e che era già finito all'interno di una fenditura nel ghiacciaio. Nel tentativo di organizzare il salvataggio, però, la superficie nevosa ha ceduto anche sotto i piedi dei due soccorritori, e Franguelli è scivolato molto più in profondità, finendo incastrato in un punto dal quale i successivi tentativi di estrarlo non hanno potuto nulla.
I due superstiti, il compagno di cordata di Franguelli, un altro gallaratese di trentotto anni, e lo stesso scialpinista francese originario di Chambéry, erano stati invece recuperati già nella serata di sabato dai tecnici calatisi con manovre complesse nel crepaccio: trasportati in elicottero all'ospedale Umberto Parini di Aosta, versano in condizioni non giudicate gravi, sebbene presentino traumi e i sintomi di una forte ipotermia conseguenti alle ore trascorse in quelle condizioni proibitive. Sul posto, nell'immediatezza del fatto, avevano operato congiuntamente i team del Soccorso Alpino Valdostano, il 118 e le Fiamme Gialle, in un’operazione che aveva richiesto l'impiego di corde e l'allestimento di complessi sistemi di ancoraggio sulla superficie del ghiacciaio per potersi calare in sicurezza all'interno della spaccatura, tra lame di ghiaccio instabili e pareti che rappresentano un pericolo anche per gli esperti.
Il meteo avverso e la sospensione forzata delle ricerche
Non è bastata, dunque, la pausa nelle condizioni atmosferiche che si era timidamente affacciata nella tarda mattinata di oggi: i soccorritori, in costante contatto con i meteorologi e con i propri osservatori in quota, hanno dovuto constatare che i margini di sicurezza per operare con l'elicottero e per muoversi sul ghiaccio vivo erano ancora troppo risicati. La decisione, seppur dolorosa per le implicazioni che comporta nel prolungare l'attesa dei familiari e della intera comunità di Gallarate, da dove Franguelli proveniva e dove era molto conosciuto anche per la sua passione per la mountain bike, è stata presa nell'unica ottica possibile: quella di non esporre a rischi ulteriori e inaccettabili gli uomini delle squadre di soccorso. La salma, come confermato dagli stessi tecnici che sono riusciti a calarsi fino a un certo punto nelle ore immediatamente successive all'incidente, si trova in una posizione tale per cui un'operazione condotta in fretta o con mezzi inadeguati potrebbe risultare vana o addirittura controproducente, e solo con la luce piena e un vento assente si potrà lavorare con la necessaria meticolosità per recuperarla nel rispetto della dignità della persona.
Le operazioni di soccorso e la complessità del recupero in alta quota
Ieri, domenica 1 marzo, ogni tentativo era stato rinviato a causa di una coltre di nubi bassissime e di forti raffiche di vento che avevano reso impraticabile qualsiasi volo e qualsiasi spostamento sulle creste; oggi la situazione, seppur lievemente migliorata, non ha ancora raggiunto i parametri richiesti dai protocolli di sicurezza. Il direttore Paolo Comune aveva già spiegrato nei dettagli quanto l'operazione fosse delicata: il dello scialpinista, precipitato per una trentina di metri, è rimasto incastrato tra vere e proprie lame di ghiaccio, in un punto dove lo spazio è angusto e qualsiasi movimento sbagliato potrebbe provocare ulteriori cedimenti della struttura circostante. Recuperarlo significherà calare nuovamente i tecnici con l'ausilio di verricelli e attrezzature specifiche per il taglio del ghiaccio, cercando di imbragare la salma e issarla lentamente in superficie senza causare danni ulteriori al corpo o a chi sta operando: un'impresa che, in condizioni normali, richiederebbe già diverse ore di lavoro concentrato, ma che con il meteo incerto diventa una scommessa contro il tempo.
I compagni di cordata superstiti e la dinamica dell'incidente
I due scialpinisti tratti in salvo, nel frattempo, hanno potuto fornire agli inquirenti e ai familiari una ricostruzione più chiara di quei momenti di panico e di altruismo. Il gesto di Rodolfo Franguelli, che non ha esitato a esporsi in prima persona pur di raggiungere l'escursionista in difficoltà, emerge come il tentativo estremo di un uomo esperto e amante della montagna, che conosceva i rischi ma che ha scelto comunque di agire. L'ipotesi prevalente è che il cedimento di un ponte di neve, una sorta di lastra superficiale che maschera il vuoto, abbia ingannato prima il cittadino francese e poi, nel momento in cui i due varesini si sono sporti per tentare di raggiungerlo e issarlo fuori, abbia tradito anche loro, facendoli scivolare all'interno. La profondità maggiore raggiunta da Franguelli, rispetto al suo compagno e al francese, è ciò che ne ha segnato il destino: mentre gli altri due sono rimasti in zone raggiungibili più rapidamente e in condizioni di attesa meno estreme, lui è scivolato più giù, in una gola di ghiaccio dalla quale non è più risalito. I tecnici, quando sono riusciti ad avvicinarsi, hanno dovuto constatare che non c'era già più nulla da fare.




