Recuperato il Corpo di Rodolfo Franguelli, lo scialpinista di Gallarate precipitato in un crepaccio sul Monte Rosa
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Redazione Interno
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È stato estratto dal ghiaccio nel primo pomeriggio, dopo quasi quattro giorni di attesa, il corpo di Rodolfo Franguelli, lo scialpinista sessantunenne di Gallarate rimasto intrappolato in un crepaccio sul versante valdostano del Monte Rosa. Le operazioni, sospese più volte a causa dell’instabilità meteorologica e delle proibitive condizioni in quota, hanno visto l’intervento congiunto dei tecnici del Soccorso alpino valdostano e dei militari della Guardia di Finanza di Cervinia, i quali, una volta bonificata l’area e allargata la fenditura che lo imprigionava a circa trenta metri di profondità sotto la Piramide Vincent, hanno potuto riportare alla luce il suo corpo senza vita. L’elicottero I-RIVU era decollato da Gressoney-La-Trinité non appena si era aperta una minima finestra di meteo favorevole, consentendo ai soccorritori di fare ritorno su quel teatro di alta montagna che sabato scorso era stato scenario di una complessa sequenza di cadute e di tentativi di salvataggio.
L’incidente, secondo le ricostruzioni effettuate, era avvenuto intorno alle tredici e trenta quando un gruppo di sei scialpinisti, suddivisi in due cordate, stava procedendo verso i quattromila e duecento metri della Piramide Vincent. I primi a finire in difficoltà erano stati tre francesi che precedevano gli italiani: uno di loro, Théo Jules Louis Mancini, quarantenne nato a Chambéry ma residente a Catania, era precipitato all’interno di una voragine apertasi nel ghiacciaio a causa probabilmente del cedimento di un ponte di neve. Furono le sue grida e quelle dei compagni a richiamare l’attenzione di Franguelli e del suo concittadino Pietro Daniele, di qualche anno più giovane; i due, senza esitazione, si erano avvicinati per prestare soccorso, legandosi e calandosi nel punto indicato, ma nel corso della delicata manovra di recupero il manto nevoso aveva ceduto nuovamente, risucchiandoli nella stessa fenditura e facendoli sprofondare per decine di metri.
Le squadre di soccorso, allertate immediatamente, avevano raggiunto la zona nel pomeriggio e, dopo ore di lavoro complesso in spazi angusti e su superfici instabili, erano riuscite a estrarre vivi sia Mancini che Daniele: il primo, nonché il compagno di Franguelli, erano stati elitrasportati all’ospedale Umberto Parini di Aosta con traumi e sintomi di ipotermia, ma le loro condizioni, pur richiedendo osservazione, non erano mai state giudicate gravi. Per il sessantunenne gallaratese, invece, precipitato più in profondità e in una posizione che i medici del soccorso avevano subito giudicato incompatibile con la vita, non c’era stato nulla da fare; i tentativi di raggiungerlo e di assicurarlo erano proseguiti fino a che la luce e il sopraggiungere del maltempo non avevano imposto una sospensione che, nelle ore successive, si era protratta a causa del vento forte e della scarsa visibilità.




