Tragedia sulla Marmolada, muore in un crepaccio il freerider Edoardo Conti
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Redazione Interno
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Una valanga, staccatasi sotto Punta Rocca, ha travolto ieri un uomo che sciava in solitaria, trascinandolo in un crepaccio dove i soccorsi, nonostante gli sforzi, lo hanno trovato in gravi condizioni. Il giovane, che secondo quanto ricostruito stava affrontando un traverso a circa 2700 metri di quota, è stato sbalzato oltre un balzo roccioso dalla massa di neve in movimento, finendo nella spaccatura del ghiacciaio. L’allarme, lanciato verso le 13.45 dagli amici che ne avevano perso le tracce da circa mezz’ora, ha attivato la macchina dei soccorsi con l’impiego di tecnici specializzati e l’elisoccorso, i quali hanno operato in un ambiente particolarmente difficile e pericoloso.
Le operazioni di recupero
I vigili del fuoco e gli uomini del Soccorso alpino, coordinati dalla centrale operativa del 112, hanno raggiunto il punto dell’incidente dopo una complessa operazione logistica, resa ancor più urgente dalle condizioni dell’infortunato e dall’instabilità del manto nevoso. Il recupero dal crepaccio, uno di quelli che solcano il ghiacciaio della Marmolada, è avvenuto solo nel tardo pomeriggio, verso le 17.30, quando il freerider è stato finalmente estratto e poi trasportato d’urgenza all’ospedale Santa Chiara di Trento con l’elicottero. Le sue condizioni, già critiche al momento del ritrovamento, non hanno lasciato speranze.
La dinamica dell’incidente
Sebbene le indagini per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi siano ancora in corso, i primi elementi suggeriscono che il distacco valanghivo si sia verificato mentre il gruppo, di cui faceva parte il 31enne romano, stava praticando sci fuoripista. Conti, che si trovava in coda al gruppo, è stato colto dalla slavina che lo ha sbilanciato e proiettato nella frattura. Un destino che, in queste situazioni, lascia pochissime possibilità di sopravvivenza, considerando sia l’impatto violento sia il rischio di seppellimento e ipotermia.
Un bilancio che si ripete
L’episodio riaccende i riflettori, come purtroppo accade con frequenza stagionale, sui rischi connessi alla pratica dello sci in ambienti non battuti e non controllati, dove la valutazione delle condizioni nivologiche rimane una responsabilità individuale. La Marmolada, per la sua conformazione e per l’altitudine, è da sempre un luogo di grande fascino ma anche di pericolo per gli alpinisti e per gli scialpinisti, un contesto nel quale un singolo errore di valutazione può avere conseguenze letali. La morte di Edoardo Conti si aggiunge a un elenco di vittime che, ogni inverno, segna la montagna.




