Tragedia sulla Marmolada, muore in ospedale lo sciatore travolto da una valanga

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un uomo di 31 anni, originario di Roma, ha perso la vita dopo essere stato travolto da una slavina mentre sciava fuoripista sui versanti della Marmolada. L'incidente, che ha avuto luogo nella giornata di sabato a un'altitudine di circa 2.700 metri, sotto Punta Rocca, ha visto il freerider, Edoardo Conti, essere precipitato in un crepaccio a seguito della poderosa scarica di neve. Recuperato in condizioni estremamente critiche dai tecnici del Soccorso Alpino e della Polizia di Stato – i quali hanno condotto un'operazione di salvataggio particolarmente difficile, data la morfologia del terreno e la presenza di numerosi crepacci –, l'uomo è stato inizialmente trasportato all'elisuperficie di Canazei. Qui, dopo essere stato stabilizzato e intubato dai sanitari intervenuti, è stato poi trasferito d'urgenza all'ospedale Santa Chiara di Trento, dove ha lottato per ore prima di spegnersi.

Le dinamiche dell'incidente

Le prime ricostruzioni, ancora da confermare definitivamente dalle autorità inquirenti, indicano che l'uomo stesse percorrendo un traverso in un'area non battuta e al di fuori dei percorsi controllati. È in quel frangente che una valanga, la cui massa nevosa è stata presumibilmente attivata dal passaggio stesso degli sci o da condizioni di instabilità del manto, lo ha colto in pieno. La forza dell'impatto, non lasciandogli scampo, lo ha proiettato oltre un balzo roccioso, facendolo cadere in una delle spaccature del ghiacciaio. La zona, è bene ricordarlo, è nota agli alpinisti e ai frequentatori della montagna per la sua complessità e per la presenza di crepacci, talvolta nascosti da ponti di neve, che costituiscono un pericolo insidioso e sempre presente, soprattutto quando ci si allontana dalle piste segnate e si affrontano pendii con condizioni non perfettamente conosciute.

Le operazioni di soccorso

L'allarme, scattato nel primo pomeriggio, ha immediatamente mobilitato le squadre specializzate, le quali hanno dovuto operare in un contesto ambientale severo e con il costante rischio di ulteriori distacchi. Localizzare l'escursionista, sepolto nella profondità del crepaccio, ha richiesto tempo e l'impiego di tecniche specifiche, mentre il recupero fisico è stato un'operazione di altissima difficoltà tecnica. Una volta tratto in salvo, le sue condizioni sono apparse subito gravissime, tanto da rendere necessario l'intervento immediato dei medici per tentare di sostenerne le funzioni vitali. Il trasporto in ospedale, effettuato con la massima celerità, non è purtroppo bastato a scongiurare l'esito fatale.

Il contesto e le riflessioni

La scomparsa del giovane romano si inserisce, purtroppo, nel novero degli incidenti che ogni inverno segnano le cronache della montagna, specialmente quando la pratica dello sci fuoripista, o freeride, viene affrontata senza una piena consapevolezza dei rischi oggettivi. La libertà di movimento offerta dai pendii incontaminati, infatti, cela insidie che vanno ben oltre la preparazione atletica personale, richiedendo una conoscenza approfondita della meteorologia, della nivologia e della morfologia del terreno. La Marmolada, in particolare, con il suo ghiacciaio in costante evoluzione a causa dei cambiamenti climatici, presenta caratteristiche di instabilità che ne aumentano la pericolosità, rendendo ogni escursione al di fuori dei tracciati convenzionali un'impresa da valutare con estrema cautela e solo dopo aver consultato i bollettini sulle condizioni della neve e aver informato qualcuno del proprio itinerario.

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