Tragedia sulla Marmolada, muore scialpinista travolto da valanga
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Redazione Interno
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Un sabato di febbraio che si preannunciava come una giornata ideale per la montagna si è trasformato, nel giro di pochi istanti, in una tragedia annunciata. Sulla Marmolada, il gigante dolomitico che divide il Trentino dal Veneto, una valanga di medie dimensioni si è staccata nel primo pomeriggio di sabato 7 febbraio, travolgendo uno scialpinista che, insieme ad altri tre compagni, stava percorrendo un itinerario fuori pista. L’impatto della slavina, che ha coinvolto in pieno l’uomo in testa al gruppo, è stato fatale nonostante i tentativi di soccorso immediati, gettando un’ombra cupa su un fine settimana segnato da altri drammatici episodi sulle Alpi.
La dinamica del distacco e i soccorsi
Secondo la ricostruzione operata dagli specialisti del Soccorso Alpino, il distacco è avvenuto poco dopo le ore 16, in un settore del versante trentino noto agli appassionati. Alex Farronato, 41enne di Romano d'Ezzelino, stava guidando il piccolo gruppo di amici quando, a causa del suo passaggio, ha provocato il cedimento del manto nevoso. La valanga, che alcuni sciatori nelle vicinanze hanno visto scendere con fragore, lo ha sepolto completamente. I compagni, che non sono stati investiti, hanno immediatamente attivato le ricerche utilizzando gli apparati di autosoccorso – l’Artva, la sonda e la pala – cui si sono aggiunti gli sforzi di alcuni testimoni. Le operazioni, coordinate poi dai professionisti del soccorso alpino allertati d’urgenza, hanno purtroppo condotto solo al ritrovamento del senza vita dello scialpinista.
Un bilancio complessivo drammatico
Quella sulla Marmolada non è stata l’unica emergenza registrata nello stesso giorno sull’arco alpino, dove un improvviso rialzo termico dopo intense nevicate ha reso il manto estremamente instabile. Poche ore prima, infatti, un’altra valanga si era staccata in Val di Fiemme, nelle Dolomiti trentine, causando un altro decesso e portando il tragico conteggio della giornata a due vittime accertate solo in provincia di Trento. Altrove, come in Valle d’Aosta, il intervento tempestivo dei soccorsi è riuscito a evitare il peggio per cinque scialpinisti coinvolti in un altro scivolamento. Questa concatenazione di eventi, che ha tenuto impegnati i nuclei di soccorso da un versante all’altro delle Alpi, sottolinea una condizione di pericolo diffuso e reale, spesso sottovalutata.
Le raccomandazioni degli esperti
Le organizzazioni di soccorso in montagna, dopo questi episodi, hanno riportato l’attenzione sulla necessità imprescindibile di una pianificazione scrupolosa di qualsiasi attività fuori dagli itinerari battuti. Consultare il bollettino valanghe regionale, valutare con attenzione i pendii a rischio – specialmente quelli esposti a nord in questo periodo – e possedere non solo l’attrezzatura adeguata ma anche la formazione per usarla, rappresentano passaggi obbligati che, in molte circostanze, possono fare la differenza tra la vita e la morte. La montagna invernale, con la sua bellezza severa, non perdona leggerezze o approssimazioni, come dimostrano i fatti di cronaca che continuano a ripetersi con una tragica regolarità ogni stagione.




