Il dramma sul Monte Rosa, la tragedia di Roberto Franguelli, precipitato per salvare un altro scialpinista
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Redazione Interno
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Non ci sono più speranze per Roberto Franguelli, lo scialpinista 61enne di Gallarate precipitato sabato pomeriggio in un crepaccio sul Monte Rosa, e il suo Corpo, una vita spezzata da un gesto di estremo altruismo, rimane intrappolato a trenta metri di profondità tra lame di ghiaccio che ne impediscono il recupero. L’incidente, consumatosi in pochi, drammatici istanti intorno alle 13:30 lungo l’itinerario che conduce alla Piramide Vincent, una cima che supera i quattromila metri, ha visto Franguelli e un compagno di cordata, un 38enne anch’egli residente nella città varesina, cadere nella fenditura mentre tentavano di prestare soccorso a uno scialpinista francese, Théo Jules Louis Mancini, che li precedeva ed era già precipitato. Un cedimento del ponte di neve, una trappola invisibile e letale che si cela sotto la coltre bianca, ha inghiottito i due uomini, trasformando un’escursione in alta quota in una sciagura dalla quale, per Franguelli, non ci sarebbe stato scampo.
I tecnici del Soccorso alpino valdostano, supportati dal 118 e dalla Guardia di finanza di Cervinia e Alagna, sono intervenuti prontamente, calandosi con manovre complesse nella cavità del ghiacciaio per portare aiuto ai tre scialpinisti. Le operazioni, estremamente delicate in un contesto di instabilità come quello di un crepaccio, hanno permesso di estrarre vivi i due uomini più in superficie: Mancini, lo scialpinista francese di 40 anni nato a Chambéry ma residente a Catania, e Daniele Pietro, l’amico e compagno di cordata di Franguelli, sono stati recuperati e trasportati d’urgenza all’ospedale Umberto Parini di Aosta, dove sono stati ricoverati con traumi e sintomi di ipotermia, sebbene le loro condizioni non siano mai state giudicate gravi. Per il 61enne di Gallarate, invece, la situazione si presentava fin da subito disperata: scivolato molto più in profondità, non ha mai dato segni di vita, e i soccorritori, una volta raggiuntolo, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, avvenuto molto probabilmente sul colpo a causa del violento impatto.
Il maltempo blocca il recupero della salma, attesa una finestra favorevole
Da domenica, e per tutta la giornata di oggi, le operazioni di recupero del di Roberto Franguelli sono state sospese e poi nuovamente rinviate a causa delle proibitive condizioni meteorologiche che imperversano sulle vette del Monte Rosa. Il vento forte e le nevicate, che rendono il cielo impraticabile per i mezzi e il terreno ancora più pericoloso per le squadre, hanno costretto i coordinatori dei soccorsi a fermare ogni intervento, nella speranza che una finestra di bel tempo, della durata di almeno cinque o sei ore, possa aprirsi nelle prossime ore o, come si spera, nella giornata di domani. Paolo Comune, il direttore del Soccorso Alpino Valdostano, ha spiegrato che la salma del 61enne è bloccata a una trentina di metri di profondità, incastrata in una sorta di gabbia naturale formata dalle lame di ghiaccio, un dettaglio, questo, che rende l’estrazione dell’uomo tecnicamente complessa anche una volta che le squadre potranno tornare in quota. L’altitudine, i quattromila metri della Piramide Vincent, e le temperature rigidissime, che di notte toccano picchi di venti gradi sotto zero, complicano ulteriormente un recupero che richiede massima cautela per non mettere a repentaglio l’incolumità degli stessi soccorritori.
Un gesto eroico pagato con la vita, la dinamica ricostruita dagli inquirenti
Dalle prime ricostruzioni effettuate dalla Guardia di Finanza, emerge con chiarezza la dinamica che ha portato alla tragedia e che dipinge la figura di Franguelli come quella di un uomo dal grande spirito di sacrificio. Il gruppo di sei scialpinisti, suddiviso in due cordate, stava procedendo verso la vetta quando i tre francesi che precedevano i gallaratesi si sono trovati in difficoltà: uno di loro, Mancini, è stato improvvisamente inghiottito dal nulla, il manto nevoso spaccatosi sotto i suoi sci. Franguelli e l’amico Daniele, sentite le grida d’aiuto, non hanno esitato un istante: mossi dall’istinto di salvare una vita in pericolo, si sono avvicinati al crepaccio, ma il loro peso ha fatto cedere un altro tratto del ponte di neve, facendoli precipitare a loro volta nella stessa trappola di ghiaccio. Un gesto di altruismo, questo, che ha permesso di salvare la vita allo scialpinista francese, ma che è costata la vita al 61enne di Gallarate, un appassionato di montagna e di mountain bike molto conosciuto nella sua città.




