Nel drone precipitato sul Maidan componenti occidentali, anche dagli Stati Uniti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’esplosione, o meglio quello che ne è seguito al sopraggiungere dei sistemi di difesa, ha disseminato la piazza di rottami. Lunedì mattina, quando ci siamo avvicinati a uno degli esperti di balistica ucraina che stava raccogliendo i frammenti del drone russo precipitato a pochi metri dalla colonna dell’indipendenza, la sua risposta è stata secca, quasi a voler chiudere ogni possibile fraintendimento: «È un Lancet». Non ci ha permesso di fotografare quei resti metallici e noi, naturalmente, abbiamo rispettato la sua richiesta, anche se poi, a distanza di qualche ora, le immagini sono comunque apparse in rete, diffuse da fonti ufficiali o da testimoni che avevano avuto modo di scattare prima dell’intervento degli specialisti. Il velivolo senza pilota, un modello dotato di intelligenza artificiale e partito molto probabilmente dalla Bielorussia come hanno ipotizzato alcuni analisti militari citati da testate locali, aveva raggiunto il cuore pulsante della capitale ucraina in un orario insolito per un attacco, la piena mattina, quando le strade sono affollate di pendolari e di traffico.

Una scoperta che arriva da lontano

Dall’alto, infatti, Kiev sembra vivere su due piani temporali distinti e paralleli. In basso scorre il lunedì qualunque, con le auto che si incastrano agli incroci e la folla che scende rapida nella metropolitana per sfuggire al freddo o alla minaccia che ormai è diventata routine. Più su, nel cielo chiaro e apparentemente pacifico del mattino, si accendono improvvisi i lampi della contraerea e poi cadono, vicino a piazza Maidan, i rottami di quel drone. L’attacco di ieri – ha reso noto l’amministrazione militare – non ha fatto purtroppo vittime nella capitale, ma lo stesso non si può dire per altre regioni. Le forze russe hanno colpito due distretti della regione di Dnipropetrovsk e una donna di settantun anni è rimasta ferita. Droni militari russi hanno preso di mira anche Zaporizhzhia, ferendo tre civili: il capo dell’amministrazione militare locale ha riferito di un ragazzo di diciotto anni e di due donne di quarantotto e ottantuno anni, tutti attualmente sotto cura medica.

La conferma delle indagini

Secondo quanto dichiarato il 18 marzo da Vladyslav Vlasiuk, che ricopre il ruolo di consigliere presidenziale per la politica sulle sanzioni e che abbiamo avuto modo di intervistare in più occasioni nel corso di questi mesi, in quel drone precipitato vicino al monumento e più in generale negli altri velivoli senza pilota che continuano a schiantarsi sulle città ucraine, sono stati rinvenuti almeno cinquanta componenti chiave. Vlasiuk, nel corso di un briefing, ha specificato che la provenienza di questi elementi è varia e geograficamente ampia: si va dagli Stati Uniti alla Svizzera, dalla Cina ai Paesi Bassi, e poi ancora Germania, Corea del Sud e persino, cosa che può apparire scontata ma non lo è del tutto vista la natura dell’inchiesta, la stessa Russia. Alcuni di questi componenti, ha aggiunto il consigliere, riportano date di fabbricazione recenti, come il 2023 e il 2024, il che dimostrerebbe come le forniture all’industria bellica russa, nonostante le sanzioni, continuino ad arrivare attraverso canali paralleli e difficili da intercettare. Gli investigatori, ha spiegato Vlasiuk, hanno potuto constatare modifiche progettuali significative apportate ai droni per consentire loro di raggiungere la capitale sotto la propria spinta, e all’interno del velivolo sono stati trovati un lidar, una fotocamera, memoria aggiuntiva e un processore. Si tratta di tecnologie avanzate che nulla hanno a che vedere con la produzione bellica russa tradizionale e che invece parlano il linguaggio dell’elettronica di consumo globale.

Description: Analisi dei resti del drone russo precipitato a Kiev: scoperti componenti chiave provenienti da USA e altri paesi occidentali.

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