La visita di papa Leone XIV al Meeting di Rimini, Scholz: "Il suo messaggio segnerà la nostra strada"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È stata una giornata quella di papa Leone XIV al Meeting di Comunione e liberazione, a Rimini, destinata a lasciare un segno profondo non solo negli organizzatori, ma in tutti i 60.000 presenti che hanno gremito gli spazi della fiera.

A dirlo, con parole che tradiscono l'emozione di un evento vissuto con intensità, è stato il presidente del Meeting Bernhard Scholz, il quale ha sottolineato come la visita del Santo Padre non si sia limitata a un momento di festa, per quanto partecipato e sentito da ogni fascia di età, ma abbia aperto un orizzonte ampio e affascinante per l'impegno futuro dell'associazione. Il messaggio consegnato, ha spiegato Scholz, rappresenta ora una bussola per il cammino che li attende, un'indicazione di rotta che va ben al di là della semplice circostanza dell'incontro.

Prosperi: "Non ci aspettavamo un coinvolgimento così profondo"

Sulla stessa lunghezza d'onda si è posto Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e liberazione, il quale ha voluto ribaltare la prospettiva abituale: non è tanto la soddisfazione per la riuscita dell'evento a dominare, quanto piuttosto un sentimento di gratitudine nei confronti del pontefice. Prosperi ha raccontato di aver visto Leone XIV sinceramente contento, ma ha subito aggiunto che sono loro, i membri della Fraternità, a dover essere grati per un coinvolgimento che ha superato ogni più rosea aspettativa.

Tra i passaggi del discorso papale che più lo hanno colpito, Prosperi ha citato l'insistenza con cui il Papa ha esortato a non chiudersi in recinti angusti, ma a proiettarsi verso il mondo intero, e ha riservato un'attenzione particolare alla parte finale dell'intervento, quella che ha definito "lucerna per i loro passi", capace di illuminare la strada della comunità.

"Uscite, incontro a tutti": la parola chiave del Papa

Il termine che ha fatto da filo conduttore all'intero pomeriggio riminese, e che è stato ripetuto come un mantra dal pontefice, è stato "Uscite". Un imperativo categorico, rivolto a tutti i presenti, per allargare i legami oltre ogni appartenenza ristretta e per contrastare quelle dinamiche che tendono ad allontanare da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse.

Un richiamo potente che riecheggia, per certi versi, il titolo di un celebre libro-intervista del gesuita padre Bartolomeo Sorge con Paolo Giuntella, "Uscire dal tempio", pubblicato nel 1988, un'epoca in cui i rapporti tra i cattolici figli del Concilio e i ciellini erano notoriamente tesi e difficili. La scelta di quel verbo, in quel contesto, appare quindi carica di significati che vanno al di là della semplice esortazione pastorale, toccando corde profonde della storia recente del cattolicesimo italiano.

Un solo ministro tra la folla: la presenza di Mazzi

Tra i 10.000 presenti che hanno gremito l'auditorium D7, cuore pulsante dell'incontro, spiccava una sola figura istituzionale di primo piano, il ministro Gianmarco Mazzi, delegato al turismo. La sua presenza, in un contesto di così forte richiamo valoriale, non è passata inosservata, tanto che a lui è stato affidato il compito di commentare, seppur in maniera criptica, il messaggio papale sull'accoglienza.

Le sue parole, "Prima dei confini vengono le persone", hanno voluto rappresentare una sintesi politica del discorso del Santo Padre, un tentativo di tradurre in prassi amministrativa un principio etico di portata universale. Una battuta che, nella sua essenzialità, ha cercato di gettare un ponte tra l'insegnamento del pontefice e le scelte concrete della politica, in un momento storico in cui i temi dell'accoglienza e delle frontiere sono al centro del dibattito pubblico.

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