Nuovi fondi per la Pac, l'Europa stanzia 45 miliardi in più per l'agricoltura dal 2028
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Redazione Interno
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La Politica Agricola Comune, pilastro storico dell'Unione Europea spesso al centro di aspri negoziati, torna a far discutere dopo che la Commissione ha deciso di modificare il bilancio pluriennale, destinando ulteriori risorse al settore primario. Una decisione, questa, che segue le vivaci proteste degli Stati membri e delle organizzazioni di categoria, le quali avevano giudicato del tutto insufficiente la proposta finanziaria iniziale per il periodo 2028-2034. L'aggiunta di 45 miliardi di euro, disponibili già a partire dal 2028, rappresenta dunque una significativa correzione di rotta, dettata dalla necessità di rispondere alle molteplici sfide che gli agricoltori si trovano ad affrontare, dai rincari dei costi di produzione alle questioni ambientali, fino alla concorrenza internazionale.
Il fronte del "no" e la svolta italiana
La proposta iniziale di Bruxelles, che avrebbe significato per l'Italia una dotazione di soli 31 miliardi, era stata infatti respinta con forza dal governo, il quale, attraverso il ministro Lollobrigida, aveva guidato un fronte di opposizione. "Ci eravamo opposti e abbiamo guidato il fronte del 'No'", ha dichiarato il ministro, sottolineando come il lavoro diplomatico abbia portato a un esito ben diverso. Il risultato, come rimarcato anche da Coldiretti a livello territoriale, ad esempio a Siena, è stato considerato fondamentale: non solo è stato scongiurato un taglio del 22% alle risorse dedicate all'agricoltura nel settennio 2028-2034, ma si è registrato un incremento di circa un miliardo di euro rispetto alla dotazione del periodo 2021-2027. Una vittoria, per Roma, che porta il totale dei fondi Pac sbloccati per il nostro paese a circa 10 miliardi in più rispetto alle prime stime, un dato che conferma la serietà del negoziato portato avanti dalle istituzioni nazionali, non senza riconoscere l'impegno del vicepresidente esecutivo della Commissione, Raffaele Fitto.
Lo scudo dell'ultim'ora sul Mercosur
Parallelamente alla battaglia sui fondi comunitari, un altro dossier caldo ha visto un'importante evoluzione, destinata a incidere profondamente sul mercato agricolo europeo. Dopo anni di stallo e polemiche, è stato infatti sbloccato in extremis l'accordo di libero scambio tra l'Unione Europea e i paesi del Mercosur, il blocco economico sudamericano. La chiave dello sblocco, almeno per quanto concerne le resistenze italiane ed europee del settore agroalimentare, risiede in una modifica cruciale dello strumento di salvaguardia. La soglia che attiva il cosiddetto "scudo anti-invasione", pensato per tutelare i prodotti agricoli più sensibili dall'arrivo massiccio di merci a dazio zero, è stata infatti abbassata dall'8 al 5%. Una riduzione non marginale, che dovrebbe garantire una protezione più efficace e tempestiva per quelle filiere, come quella del manzo, del riso o dello zucchero, maggiormente esposte alla concorrenza del mercato sudamericano.
Il quadro di un settore sotto pressione
Queste due notizie, che giungono all'inizio del nuovo anno, disegnano un quadro complesso per un settore che continua a operare sotto forti pressioni, sia di natura economica che geopolitica. L'aumento delle risorse della Pac, seppur significativo, dovrà essere gestito in un contesto di transizione ecologica e di adattamento al cambiamento climatico, mentre l'accordo con il Mercosur, ormai imminente, introdurrà dinamiche di mercato nuove e potenzialmente disruptive. Gli agricoltori, da parte loro, si trovano a dover affrontare queste sfide globali senza perdere di vista la sostenibilità delle proprie aziende, in un momento in cui la sicurezza e la sovranità alimentare sono tornate prioritari nell'agenda politica internazionale, come dimostrano anche le recenti posizioni dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su commercio e produzioni nazionali.




