Pac, Tovaglieri: "L'Ue continua a boicottare l'agricoltura"
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Redazione Interno
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Mentre il Parlamento europeo, riunito a Strasburgo, approvava a schiacciante maggioranza la revisione di alcune norme ambientali della Politica agricola comune, l’eurodeputato Tovaglieri levava una voce critica e dissonante, sostenendo che la Commissione Europea, nonostante le promesse di mea culpa per decisioni passate giudicate drastiche e dannose, perseveri di fatto nell’opera di boicottaggio del settore. L’assemblea, con 629 voti favorevoli, 17 contrari e 16 astensioni, ha invece dato il via libera definitivo a un accordo raggiunto in trilogo con il Consiglio Ue, un testo che – secondo le istituzioni – mira a semplificare il complesso sistema di regole durante l’attuale periodo di programmazione, tentando di renderlo più gestibile, specie per le realtà più piccole, senza per questo stravolgerne l’impianto fondamentale.
Le novità introdotte dalla modifica
Il cuore della modifica, che alcuni hanno già ribattezzato “Mini Pac”, risiede proprio nell’intento dichiarato di coniugare un maggiore sostegno finanziario a una riduzione del peso burocratico che grava sugli agricoltori. A beneficiarne in misura particolare dovrebbero essere le aziende di dimensioni ridotte, alle quali è destinato un contributo annuo che può raggiungere i tremila euro, oltre a un contributo una tantum – fino a settantacinquemila euro – finalizzato allo sviluppo dell’attività. Una delle semplificazioni più attese concerne poi lo status dei terreni seminativi: quelli classificati come tali all’inizio del 2026, infatti, conserveranno tale qualifica anche in assenza di operazioni come l’aratura o la risemina, una misura che, oltre ad alleviare gli oneri per gli agricoltori, intende favorire la tutela della biodiversità.
Un sostegno quasi unanime in aula
L’ampiezza del consenso parlamentare, che ha visto praticamente nessuna forza politica opporsi alle nuove regole, sembrerebbe indicare una larga condivisione degli obiettivi di flessibilità e sostegno che le modifiche si prefiggono. Questa quasi unanimità di voto, tuttavia, non cancella le perplessità di chi, come Tovaglieri, guarda alla proposta revisionale con scetticismo, interpretandola non come una correzione di rotta ma come la continuazione di una linea giudicata punitiva. La sua dichiarazione, rilasciata in occasione del voto, getta un’ombra sull’operato delle istituzioni comunitarie, accusate di non aver mantenuto gli impegni assunti per riparare a errori del passato.
La percezione di un divario tra intenti e realtà
Al di là dei numeri del voto e delle semplificazioni tecniche introdotte, resta dunque un solco percepito tra le intenzioni proclamate – quelle di sostenere concretamente un settore sotto pressione – e l’effettiva traduzione in norme e pratiche amministrative. La critica si concentra sulla sostanza delle misure, ritenute da alcuni ancora insufficienti o, peggio, dannose nel loro impatto complessivo nonostante gli aggiustamenti. Questo divario, che alimenta un senso di sfiducia in una parte della categoria, sembra essere il vero nodo da sciogliere, in un contesto europeo dove la politica agricola rimane un terreno di scontro delicato e cruciale per l’economia e il tessuto sociale di molte regioni.




