Tim Curry, il genio inimitabile che ha cambiato il cinema

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Tim Curry ha trasformato la libertà espressiva in una firma riconoscibile, passando dal fascino sfrenato di The Rocky Horror Picture Show al terrore incarnato da Pennywise in It. L’attore inglese, famoso soprattutto per Frank-N-Furter e per il pagliaccio assassino della miniserie anni Novanta tratta dal romanzo di Stephen King, è morto a 80 anni. Nel 2012 aveva avuto un grave ictus e, da allora, era apparso molto poco in pubblico a causa dei numerosi problemi di salute. La sua carriera resta legata a personaggi capaci di mettere fuori equilibrio una scena ancora prima di parlare, grazie a una presenza fisica, vocale e teatrale difficile da confondere con quella di qualsiasi altro interprete.

Tim Curry e la rivoluzione di Frank-N-Furter in Rocky Horror

È proprio l’ingresso di Frank-N-Furter a mostrare con immediatezza la forza di Tim Curry. Davanti a Janet e Brad, la porta dell’ascensore si apre e il personaggio appare con il corpo magro, il corsetto, le calze a rete, il trucco e i tacchi, mentre una voce insolita prepara l’arrivo di Sweet Transvestite. Curry prende possesso della stanza senza esitazioni e costruisce una figura che unisce teatralità, sensualità e provocazione. Lo scienziato bisessuale in paillettes e giarrettiere diventa così il centro di una rivoluzione portata prima a teatro e poi sul grande schermo, affidata a un’interpretazione che rompe gli schemi attraverso il corpo, il costume, la voce e una libertà espressiva radicale.

Per comprendere come Curry sia arrivato a Frank-N-Furter bisogna tornare anche alle parole dello stesso attore. Il nome del personaggio richiama la cultura tedesca, Frankenstein e il rock and roll, con un doppio senso già incorporato nella sua identità. Curry raccontò di aver sentito parlare dello spettacolo mentre viveva in Paddington Street, vicino a Baker Street, dove a pochi passi da casa si trovava una vecchia palestra. Incontrò Richard O'Brien per strada e fu proprio O'Brien a dirgli di essere appena stato in quella palestra alla ricerca di un culturista che sapesse cantare. Da quell’incontro emerge il punto di partenza di uno dei ruoli destinati a identificare maggiormente l’attore.

Da Pennywise all’incontro con Picasso: i volti di Tim Curry

L’altra immagine diventata inseparabile dal nome di Tim Curry è quella di Pennywise, il pagliaccio assassino interpretato nella miniserie degli anni Novanta It, tratta dal romanzo di Stephen King. Il passaggio da Frank-N-Furter a Pennywise mostra due estremi della stessa capacità interpretativa: da una parte una figura seducente, teatrale e sfrenata, dall’altra una presenza costruita per generare un terrore viscerale. In entrambi i casi Curry lavora sulla trasformazione e sull’eccesso senza perdere il controllo del personaggio, facendo della propria voce, dell’aspetto e della gestualità elementi centrali. È questa ampiezza a rendere così distante, e allo stesso tempo immediatamente riconoscibile, il percorso che collega Rocky Horror a It.

Tra i ricordi emersi negli ultimi anni c’è anche l’incontro con Picasso raccontato dallo stesso Curry in una delle sue ultime interviste, pubblicata il 14 ottobre 2025 su The Guardian. L’attore ricordò un episodio avvenuto mentre si trovava in vacanza con un amico. Dopo la scuola, infatti, Curry si era preso un anno sabbatico insieme al suo caro compagno di studi Richard Cork, diventato successivamente critico d’arte. Il racconto dell’incontro con Picasso aggiunge un frammento diverso alla biografia dell’interprete, lontano dai set e dai personaggi che lo hanno reso celebre, ma inserito nello stesso percorso personale segnato dall’arte, dallo spettacolo e da incontri destinati a restare nella memoria.

Negli ultimi anni la presenza pubblica di Tim Curry si era drasticamente ridotta dopo il grave ictus del 2012 e i problemi di salute che ne erano seguiti. A restare in primo piano erano soprattutto le immagini delle sue interpretazioni più celebri: l’ingresso di Frank-N-Furter, il corsetto e le calze a rete di Rocky Horror, la voce capace di dominare una stanza e, sul versante opposto, il volto inquietante di Pennywise. Personaggi molto diversi, ma accomunati dalla stessa disponibilità a spingersi oltre una recitazione convenzionale. È in questa assoluta libertà espressiva, applicata tanto alla seduzione quanto al mostruoso, che si riconosce l’impronta lasciata da Curry nel cinema e nell’immaginario popolare.

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