La scuola del 2035: come l'intelligenza artificiale cambierà il lavoro dei docenti
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Redazione Interno
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Come si evolverà la scuola italiana nel prossimo decennio, e in che modo si trasformerà, di conseguenza, la figura dell'insegnante? A provare a tracciare un quadro dettagliato, seppur in divenire, è lo studio “La professione docente nella scuola di domani”, realizzato da EY in collaborazione con Sanoma, che delinea le sfide professionali, formative e organizzative che attendono il corpo docente entro il 2035. La ricerca, i cui contenuti sono stati ulteriormente approfonditi in un volume internazionale pubblicato da IntechOpen, non lascia spazio a dubbi: l’impatto combinato dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione e delle nuove metodologie didattiche sarà così profondo da ridefinire radicalmente il mestiere di chi sta in cattedra.
Un mestiere in profonda trasformazione
Secondo i dati più significativi emersi dall’analisi, che gettano una luce cruda su un futuro ormai prossimo, ben sei competenze su dieci saranno oggetto di una ridefinizione forzata. L’intelligenza artificiale, la quale sta già modificando numerosi aspetti della vita quotidiana, non marginalizzerà il ruolo del professore, che anzi rimarrà centrale e fondamentale; ciò che muterà, in maniera sostanziale, saranno le abilità richieste in classe, spostando l’accento dalla mera trasmissione del sapere verso una mediazione più complessa della conoscenza. Il docente, insomma, si troverà a gestire strumenti potenti, a personalizzare i percorsi di apprendimento e a guidare gli studenti in un oceano di informazioni, compito per il quale serviranno nuove e più sofisticate capacità.
Lo sguardo globale sulla formazione
A confermare la portata globale di questa transizione, contribuisce il volume “Teacher Training and Student Learning – Past Values, Present Uncertainties and Future Prospects”, un’opera collettanea che riunisce ventiquattro contributi di studiosi provenienti da ogni angolo del pianeta. Curato da Filippo Gomez Paloma e Pio Alfredo Di Tore dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, insieme a Giuseppina Rita Jose Mangione dell’INDIRE, il testo affronta senza ambagi le trasformazioni nella formazione degli insegnanti e il loro impatto, diretto e indiretto, sull’apprendimento degli alunni. Si delinea, in tal modo, un dibattito internazionale che va dall’Europa all’America Latina, e che riconosce nell’integrazione della tecnologia una sfida comune a tutti i sistemi educativi.
Le nuove competenze in primo piano
La domanda che sorge spontanea, dunque, riguarda la natura di queste nuove competenze che gli insegnanti dovranno necessariamente sviluppare. Se da un lato rimarranno salde le conoscenze disciplinari, considerate il fondamento irrinunciabile della professione, dall’altro crescerà in modo esponenziale l’importanza di skill digitali avanzate, di una spiccata capacità di analisi dei dati e, non ultima, di un’attitudine alla progettazione di esperienze didattiche collaborative e inclusive. L’intelligenza artificiale, che alcuni temono possa sostituire l’uomo, nella visione degli studi si configura piuttosto come un alleato, uno strumento per alleggerire i carichi burocratici e per dedicare, finalmente, più energie alla relazione educativa, che resta un tratto squisitamente umano.




